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incredible india gange experience

Si dice che l’India o la ami o la odi. Onestamente, non so ancora da che parte sto.

Per anni questa meta non è stata nella mia lista dei desideri, finché non mi è capitato sotto gli occhi un pacchetto di viaggio in India di Intrepid Travel, la mia compagnia preferita di viaggi di gruppo di turismo responsabile.

Conoscevo ben poco dell’India, a parte ovviamente qualche foto del Taj Mahal e un documentario sul Gange che avevo visto in TV.
Avevo viaggiato con Intrepid in Thailandia (scopri di più in Thailandia Autentica) e mi ero innamorata del loro stile di viaggio e itinerari che offrono una perfetta combinazione tra grandi classici e mete meno conosciute.
Miles era già stato in India 10 anni prima per fare da testimone al suo migliore amico ed aveva visitato il Kerala, prima di partecipare ad un matrimonio a Chennai durato 3 giorni con ben 800 invitati. Lui rientrava tra coloro che l’India la amano e vorrebbero tornarci quindi non è stato difficile convincerlo a prenotare un viaggio in India 🙂
A causa di impegni lavorativi di entrambi, l’unico momento in cui potevamo concederci due settimane di ferie erano le vacanze di Natale, che si sa non essere il periodo migliore in termine di costi dei biglietti aerei così, per risparmiare qualcosa, abbiamo deciso di volare il giorno di Natale.

L’India è il Paese per eccellenza dei contrasti tra la sua incredibile bellezza e cultura antica, e le scioccanti condizioni di povertà, igiene, spazzatura e smog.

Pensate che poche settimane prima di partire tutte le news internazionali trasmettevano immagini del Taj Mahal completamente avvolto da una “nebbia” arancione che altro non era che smog.

Non potevo credere ai miei occhi, stavo per visitare una delle 7 meraviglie del mondo e rischiavo di non poterla vedere a causa dell’inquinamento?

Per poco non mi sono messa a piangere.

Per fortuna, contro ogni pronostico, nel giro di un paio di settimane la situazione è migliorata e arrivato il momento del nostro viaggio in India finalmente lì non vi era traccia della nebbia e abbiamo visitato il sito sotto un cielo blu terso.
In compenso, ci siamo ritrovati ad aver a che fare con delle difficoltà di valuta perché nel novembre 2016 (giusto un mese prima del nostro viaggio), il governo indiano aveva ritirato dal mercato le banconote da 1,000 e 500 rupie con l’intento di combattere il mercato nero, quindi dovevamo fare super attenzione a non prenderle per sbaglio come resto perché praticamente non valevano più nulla! Inoltre, era stato posto un limite giornaliero per i ritiri di denaro dai bancomat di 2,000 rupie, che corrispondevano a circa 70 dollari (limite che è stato poi rimosso nel 2017) mettendo in difficoltà i viaggiatori che, come noi, si ritrovavano in aree non urbane con scarse possibilità di pagare con carte o ritirare spesso contanti. Per fortuna il tutto si è poi limitato a qualche lunga coda agli sportelli bancomat, ma alla fine siamo riusciti a gestirci le spese con i soldi ritirati.

Delhi e Agra: tappe imperdibili di un itinerario nel Nord dell’ India

Il nostro viaggio in India da Delhi a Varanasi è iniziato il 25 dicembre con un volo intercontinentale che ci ha risparmiato il pranzo infinito di Natale 🙂
Volevamo viaggiare leggeri visto i numerosi spostamenti in programma così abbiamo ridotto talmente tanto all’essenziale le cose da portarci, da riuscire persino a portare lo zaino come bagaglio a mano! (se vuoi sapere come viaggiare leggeri, leggi l’articolo Cosa mettere nello zaino).

Siamo atterrati a Dehli all’alba e raggiunto l’albergo con un taxi. Durante il tragitto una serie di indizi hanno consolidato in me l’immagine stereotipo dell’India: clacson che suonano apparentemente senza motivo, in realtà sono l’unica salvezza per districarsi nel traffico infernale, scooter che sfrecciano da ogni direzione in barba alla precedenza a destra e, in mezzo a tutto questo caos, rickshaw e mucche che sfidano il pericolo attraversando la strada senza timore. Un’arte tipicamente asiatica incomprensibile per noi Europei.

In previsione del fatto che saremmo arrivati al mattino presto dopo un lungo viaggio, avevamo richiesto all’albergo la possibilità di fare un early check-in per avere le camere al nostro arrivo.

Giunti di fronte all’ingresso ci siamo ritrovati una saracinesca chiusa. Stanchi e anche un po’ preoccupati, ci avviciniamo in cerca di un citofono e per poco non calpestiamo un omino rannicchiato a terra su un pezzo di cartone che in tempo zero salta su e corre a chiamare il portiere.

Finalmente in camera, decidiamo di fissare la sveglia per le 17 così da avere il tempo per una doccia veloce prima dell’incontro col gruppo previsto per le 18. E invece… veniamo svegliati di soprassalto da una telefonata dalla reception in cui la nostra guida ci sollecita a scendere nel giro di 10 minuti perché il gruppo era in partenza.

Ancora frastornati dal jetlag e confusi per il fatto di non aver sentito la sveglia suonare, ci prepariamo in fretta e furia e ci catapultiamo alla reception dove scopriamo essere soltanto le 3 del pomeriggio! Per farla breve, parte del gruppo si era accordato con la guida per andare a fare una passeggiata in centro a Delhi. Poco grave, appena ci siamo raccapezzati sull’accaduto di fatto siamo stati felici di aver potuto raggiungere il gruppo per questo tour, senza il quale non avremmo potuto visitare il centro visto che la mattina seguente saremmo partiti presto.

Il tempio e la moschea di Delhi

Per prima cosa abbiamo visitato il Sheeshganj Gurudwara, meglio conosciuto come il Sikh Temple .
Sikh è la quarta religione per importanza dell’India e deriva dall’Induismo da cui si è staccato nel XV secolo rifiutando il sistema delle caste.

I Sikh sono devoti alle 5 K ovvero:
1- Kesh: capelli lunghi solitamente raccolti in un turbante
2- Kangha: pettine di legno
3-
Kara: braccialetto in acciaio
4-
Kachera:indumenti intimi in cotone
5-
Kirpan: arma in acciaio

Questa religione incita i fedeli a condividere e fare azioni di volontariato per questo motivo al tempio Sikh ogni giorno centinaia di volontari sono impegnati nel preparare migliaia di pasti gratuiti.

Per accedere al tempio è necessario togliersi le scarpe, che implica camminare a piedi nudi per qualche decina di metri sul marciapiede prima di entrare nella corte ricoperta in marmo attraverso una vaschetta lava piedi. E’ inoltre richiesto di coprirsi i capelli con un turbante o una sciarpa (è possibile prenderne in prestito localmente).

La parte del tempio che più ci ha impressionato è stata senza dubbio la cucina comune chiamata Langar, dove i volontari preparano il tipico pane chapati e enormi quantità di cibo in pentoloni giganti che viene poi offerto a migliaia di fedeli.

common kitchen Delhi Temple

Tappa successiva è stata la Jama Masjid, la più grande moschea di Delhi con i suoi due minareti alti ben 40 metri e i tre duomi in marmo.
Costruita nel XVII secolo in pietra arenaria rossa e marmo, la moschea rappresenta un vero capolavoro di architettura, sfoggiando una bellissima corte in grado di ospitare ben 25,000 persone.

L’ingresso è gratuito ma viene richiesto un “biglietto” se si vogliono fare foto. Anche qui, trattandosi di un luogo sacro, è necessario lasciare fuori le scarpe e avere un abbigliamento adeguato.

Delhi Mosque

Una volta terminata la visita abbiamo cercato di tornare in albergo con dei rickshaw ma dopo 10 minuti completamente bloccati nel traffico, abbiamo fatto retro front e optato per la metro.

Agra: Taj Mahal e Red Fort

Il secondo giorno del nostro viaggio in India eravamo già in direzione Agra, dove abbiamo visitato per prima cosa una delle poche fabbriche che ancora producono tappeti fatti a mano. Ne producono circa 80 al giorno, se calcolate che impiegano circa 3 / 4 mesi per farne uno potete immaginare quanto lavoro ci sta dietro! Infatti, questa piccola azienda offre lavoro a circa 40 famiglie che vivono nella zona rurale intorno ad Agra, compreso questo dolcissimo vecchino che ha il compito di contare uno ad uno i nodi per verificare che non siano stati fatti errori nella trama.

Dopo pranzo finalmente il momento con uno degli highlight del viaggio: il Taj Mahal.
Non solo erano le ore più caotiche del giorno, visto che ci avvicinavamo al tramonto, ma Natale corrisponde anche in India ad un periodo di vacanza quindi oltre ai turisti internazionali c’erano anche centinaia, anzi migliaia, di turisti locali!
Per fortuna il parco è talmente ampio (17 ettari di giardino inglese) che camminando i visitatori si disperdono un po’ e non si soffre troppo di questo sovraffollamento.

Inutile dire che il Taj è un capolavoro, non solo per la sua architettura grazie alla quale è stato riconosciuto come una delle 7 meraviglie al mondo, nonché sito Patrimonio Unesco, ma anche per la sua storia ,che per cambio celebra l’amore e non una religione.

Infatti, il Taj Mahal fu costruito nel XVII secolo dall’Imperatore Mughal Shah Jahan in onore della sua amata sposa defunta dando vita al loro ultimo figlio. Ci sono voluti più di 15 anni per costruirlo, sebbene alcuni edifici sono poi stati aggiunti successivamente.

Abbiamo trascorso 3 ore ma onestamente avremmo potuto stare anche più a lungo. Infatti, tre ore sono giusto sufficienti per scattare qualche foto, fare una passeggiata nel parco, visitare la tomba ottagonale in cui giacciono l’imperatore e sua moglie, e sedersi un attimo a contemplare il Taj in tutto il suo splendore , mentre si dipinge di rosa con le luci del tramonto.
Il Taj non ha tradito le nostre aspettative ed è stato uno dei momenti memorabili del nostro viaggio in India.

Tenete presente che potrebbe esserci una coda piuttosto lunga per poter accedere al mausoleo, tuttavia i visitatori internazionali possono acquistare dei biglietti prioritari con i quali si possono saltare le circa 2 ore di coda che invece i locali percorrono pazientemente.

Ad Agra abbiamo inoltre visitato il mausoleo di Akbar , una tomba commemorativa in bellissima pietra arenaria e marmo dedicata ai grandi imperatori Mughal che sfoggia una enorme corte con un susseguirsi di giardini dove si possono intravedere scimmie e cervi, un accostamento insolito dovuto al fatto che il palazzo è stato utilizzato in passato dall’impero inglesi come tenuta di caccia.

Un altro sito molto affascinante è l’Agra Fort, meglio conosciuto come Red Fort (Fortezza Rossa) , nome dovuto dalle mura in arenaria rossa che ne percorrono tutto il perimetro per 2,5 Km. La Fortezza fu utilizzata in passato in parte come palazzo imperiale, in parte come prigione. Infatti, nel XVI secolo l’Imperatore Akbar fondò la fortezza come struttura militare e solo successivamente venne tramutato in palazzo residenziale dal nipote Shah Jahan, l’Imperatore artefice del Taj Mahal.

Una delle sezioni più belle è il Khas Mahal, struttura voltata in splendido marmo bianco e la vicina torre ottagonale dove Shah Jahan fu imprigionato dal suo proprio figlio con l’intento di impedirgli di continuare a sperperare i suoi possedimenti, concedendogli però una posizione privilegiata da cui poteva guardare la tomba della moglie situata nel Taj Mahal.

Orchha: la sorpresa del nostro viaggio in India

Ogni itinerario disegnato da Intrepid Travel include sempre una meta meno conosciuta e un progetto di turismo responsabile. Nel nostro viaggio in India da Delhi a Varanasi questa meta è stata Orchha, una piccola località nello Stato di Madhya Pradesh.

Adagiata sulle rive del fiume Betwa, dove tutta l’azione ha luogo, Orchha si presenta oggi come una cittadina tranquilla, molto differente dal regno glorioso che fu per almeno 300 anni, di cui oggi ne rimangono numerose testimonianze in splendidi templi e palazzi Mughul.

Abbiamo passato qui 3 giorni durante i quali abbiamo visitato l’imponente Orchha Palace Jahangir Mahal, un edificio a tre piani che contava ben 100 stanze affacciate sulla corte interna. Il palazzo fu costruito nel XVII secolo dal re Vir Sing Deo in onore dell’amico imperatore Mughal Jehangir, che si dice vi abbia però trascorso solo un giorno.

Orchha Palace

Nel tempo libero a nostra disposizione abbiamo scelto di visitare Chhatris, un complesso di 14 memoriali funebri di imperatori di Orchha, situati in un parco ben tenuto sulle sponde del fiume con splendide viste e una curiosità, la presenza di avvoltoi.

Sebbene la vera attrazione per i visitatori locali fosse fare foto con Miles 🙂

Picture with locals in Orchha

Il nostro preferito tra i templi di Orchha è il Laxmi Narayan Temple, situato su una collina a circa 10 minuti dal centro in tuk tuk. Ci ha colpiti per la sua forma particolare e gli affreschi in stile Mughul e Bundel.

Durante la nostra permanenza ad Orchha abbiamo inoltre partecipato alla cerimonia detta puja presso il Ram Raja Temple , durante la quale centinaia di fedeli si riuniscono per pregare. Infatti, Ram Raja è un tempio Hindu meta di pellegrinaggio che riceve migliaia di visitatori ogni giorno, soprattutto domestici.

Tuttavia, a parte i numerosi templi e palazzi, ci siamo presto accorti che la vera azione aveva luogo lungo le sponde del fiume, perciò ci divertivamo a passare semplicemente del tempo seduti ad osservare lo svolgersi delle attività quotidiane: persone che si facevano il bagno col sapone, chi invece ci lavava le lenzuola (compreso il nostro albergo :), camion carichi di merci e uomini diretti al lavoro.

Possiamo definire Orchha una meta fuori dai circuiti turistici, confermato dallo sguardo curioso, che a volte ci metteva quasi in soggezione, con cui ci guardavano le persone del luogo.
Non manca però qualche tentativo di attività turistica commerciale 🙂

Orchha river rafting

Ad Orchha si respira un’atmosfera di altri tipi, basta passeggiare per le vie del centro tra botteghe artigiane e piccoli negozietti.

Per chi però proprio non può fare a meno di un buon caffè e di internet, può fermarsi al Ramraja Café, un piccolo ristorante molto basic aperto a tutte le ore del giorno dove si può gustare cibo tipico a buon prezzo (anche in terrazza) e usufruire dell’accesso gratuito a internet.

L’hotel in cui abbiamo soggiornato era apparentemente una proprietà di pregio, sebbene la pulizia lasciasse un po’ desiderare, al punto che abbiamo preferito dormire per due notti utilizzando i nostri sacchi-lenzuola. Tuttavia il giardino e la piscina erano molto carini.

Come vi dicevo, i viaggi di Intrepid includono sempre un progetto di turismo responsabile e, nel nostro caso, si trattava di Taragram, una fabbrica di carta prodotta con gli scarti di vestiti quindi un progetto sostenibile che dà impiego alle donne delle tribù locali.

L’ultima sera prima di avventurarci su un treno notturno che in 15 ore ci avrebbe condotti a Varanasi, abbiamo partecipato ad una lezione di cucina tradizionale a casa di Vandna, una giovane donna che accoglie turisti internazionali insegnando loro i segreti di alcune delle ricette tipiche indiane come il chai tea (tè speziato), aloo palak (insalata di patate e spinaci), curry dhal (curry di lenticchie) e, ovviamente, l’immancabile chapati bread (tipo di pane arabo non lievitato).

common class Orchha

Devo ammettere che al nostro arrivo ad Orchha, la prima impressione non era stata positivissima, in particolare temevamo che tre giorni in questa piccola cittadina fossero un po’ un’esagerazione, soprattutto se paragonato al tempo a disposizione in altre località ben più popolari. Invece, al termine del nostro viaggio in India abbiamo capito che questo tempo era necessario per rallentare i ritmi e immergersi pienamente nell’atmosfera di questo angolo dell’India ancora poco conosciuto, e per questo forse più autentico.

daily life Orchha

Gange experiene: campeggio di Capodanno e Varanasi

overnight train India

Ogni viaggio in India che si rispetti include un incontro col suo fiume sacro e simbolo della spiritualità indiana: il Gange.

Arrivati da un viaggio in treno notturno durato ben 15 ore che ci ha portati da Orchha a Allahabad, e un ulteriore transfer in minibus di due ore attraverso l’India rurale, abbiamo finalmente raggiunto le sponde del Gange per imbarcarci (nel vero senso della parola) in un’avventura del tutto inusuale.

Premetto che eravamo in ritardo già alla partenza, nulla di nuovo in un Paese come l’India dove gli orari dei treni sono a dir poco approssimativi. Anziché raggiungere il nostro punto di partenza nel primo pomeriggio, siamo quindi arrivati all’imbrunire. Avvolti da una fitta nebbia siamo partiti a bordo di piccole imbarcazioni a remi, ognuna capitanata da due abili vogatori che ci hanno condotto per quasi due ore lungo il fiume in un’atmosfera a dir poco suggestiva.

boatmen Gange India

Noi comodamente sistemati su cuscini e avvolti in coperte di lana visto la fresca temperatura , ci guardavamo attorno con stupore senza avere la più pallida idea di dove fossimo diretti. La vera esperienza di questo “tour” è stato infatti proprio il viaggio, accompagnato da uno dei pasti più deliziosi che abbiamo assaggiato durante tutto il nostro itinerario in India. Infatti, avevamo a seguito una barca adibita a cucina da cui dei dolcissimi pescatori ci consegnavano piatti appena cucinati e gustosissimi come l’ Aloo matar (insalata calda di patate e piselli), melanzane arrosto che si scioglievano in bocca e altre pietanze vegetariane ricche di spezie e sapori esotici accompagnate da riso basmati e pane chapati.

Era calata la notte e le barche non erano minimamente provviste di luci così abbiamo aiutato la navigazione utilizzando le nostre frontali e torce dei cellulari finché uno dei nostri accompagnatori non salta giù nell’acqua dopo aver speronato la terra ferma per verificare che fossimo approdati al punto giusto (che ancora non ho capito come abbiano fatto ad arrivarci, visto che si trattava letteralmente di un banco di sabbia in mezzo al fiume che non presentava alcuna forma di vita!).

Così ha avuto inizio la nostra esperienza del Gange, 12 viaggiatori internazionali, 6 tende, 8 pescatori che ci hanno cucinato uno dei migliori cenoni di Capodanno di sempre, incluso delle patatine fritte!

Abbiamo trascorso qui la nostra veglia di Capodanno, immersi nel buio e silenzio del Gange, radunati intorno a un fuoco a raccontarci le nostre esperienze di vita e di viaggio. Sicuramente uno dei Capodanni più insoliti che abbia vissuto (sebbene non il solo 🙂

La mattina seguente ci siamo re-imbarcati e navigato per circa 3 ore in direzione Chunar, dove abbiamo salutato i nostri prodi marinai e proseguito per altre 2 ore in bus per raggiungere Varanasi. Lungo la navigazione abbiamo avvistato dromedari e delfini d’acqua dolce (mai visti prima) e incrociato qualche piccola barca di pescatori. L’incontro con la fauna locale è stato sicuramente più fortunato rispetto a quello dei nostri compagni con un corpo galleggiante sul fiume ! Cose da Gange.

Varanasi rappresenta per me l’incarnazione dell’essenza dell’India e dei suoi contrasti: grande, caotica, affollata, piena di odori ma anche colori e spiritualità.

La città è famosa per i suoi ghats (banchine a gradoni ) utilizzati per accedere al Gange per lavarsi, svolgere rituali e cremazioni.
Il primo giorno ci siamo diretti alDasaswamedh Ghat,dove ogni sera ha luogo il Ganga Aarti (rituale votivo a Ganga, dea del fiume più sacro dell’ India). Una cerimonia coreografica fatta di lampade incendiate e incensi, rivolta verso il fiume dove centinaia di fedeli e turisti assistono dalle loro barche.

Ganga Aarti ceremony Varanasi

Durante il tragitto in barca di ritorno anche il nostro gruppo ha svolto una piccola cerimonia esprimendo desideri per il nuovo anno appena iniziato rilasciando piccole candele sulle acque del Gange.

candle ceremony Gange river

Il giorno seguente abbiamo fatto una passeggiata tra i vicoli di Varanasi fino ad arrivare ai ghats Manikarnika e Harishchandra (dove avvengono le cremazioni), in un misto di odori e sensazioni che pungono il naso e ti colpiscono dritto allo stomaco.

Le cremazioni si susseguono senza tregua, tant’è vero che si dice che i fuochi del crematorio non si spengano mai, visto le numerosissime famiglie indiane che si recano proprio qui per dire addio ai propri cari, essendo Varanasi il luogo considerato più sacro di tutto il Paese.

E’ commuovente vedere quanto rispetto gli indiani mostrino nei confronti dei propri defunti e l’incommisurata devozione verso il fiume Gange. D’altro canto però la giustapposizione del crematorio (e conseguente rilascio delle ceneri nelle acque del fiume) con persone che fanno il bagno e si lavano denti accanto a mucche e hotel che fanno la biancheria, è a dir poco scioccante.

Nel tempo libero al pomeriggio ci siamo persi tra le vie di Varanasi per fare un po’ di shopping prima di lasciare l’India alla volta del Nepal. Siamo anche stati in un negozio di cashmere dove abbiamo appreso come riconoscere una sciarpa in vero cashmere da una fasulla.
Sapete come? Basta dar fuoco ad un paio di fili (lo so sembra assurdo), se brucia arricciandosi e puzzando significa che sono fibre sintetiche, altrimenti è puro cashmere. Buono a sapersi, ma chi glielo chiede al venditore di dar fuoco alle sue sciarpe per provarne l’autenticità? 🙂

silk shop india

Come cena di addio all’India, il nostro gruppo ha deciso, più o meno all’unanimità (io e Miles, unici italiani, ovviamente non eravamo d’accordo), di andare in una pizzeria per festeggiare il termine di una settimana a base di dieta vegetariana e priva di alcolici (e sì perché nell’area del Gange è proibito mangiare carne e consumare alcol, una buona scusa per fare un po’ di detox).
Dopo essere sopravvissuta per quasi 10 giorni con cibi speziati e piccantissimi di ogni tipo, il mio stomaco ha dato forfait proprio sulla pizza indiana causandomi una nottata in bianco con ripetute corse al bagno.
Può succedere, peccato che la mattina seguente avevamo la sveglia alle 6:30 per partire per la traversata dall’India al Nepal 🙁 Dal terrore di dover affrontare le 14 ore di pulmino che mi attendevano ho ingurgitato ben 4 imodium che mi hanno fatto arrivare indenne a Lumbini, non senza crampi e sudori freddi.
Come se non bastasse, giunti al confine tra i due Stati, siamo stati scaricati con tanto di bagagli e abbiamo dovuto attraversare a piedi, passando per la lunga burocrazia doganale sia dal lato indiano che nepalese (potete ben immaginare la mia insofferenza in quel momento!). Raggiunto finalmente il Nepal ho subito sentito un senso di pace e tranquillità, non difficile dopo una permanenza nella caotica India.

Ho amato o odiato l’India?

Non so ancora darmi una risposta. Non posso dire di odiarla perché ho vissuto delle esperienze formidabili e ho ottimi ricordi. Certo è che l’India è sporca e rumorosa ma allo stesso tempo colorata, spirituale e piena di profumi e sapori. Non la definirei bella, ma senza dubbio interessante e affascinante, credo che ognuno di noi, prima o dopo, debba visitarla perché in fondo è davvero un Paese incredibile.

Come organizzare un viaggio in India?

Siamo soliti preferire viaggi indipendenti ma qualche volta è bello partire con un tour di gruppo così da potersi rilassare e godersi il viaggio senza doversi preoccupare di tutta l’organizzazione.
Organizzare un viaggio in una meta come l’India non è semplicissimo, soprattutto se si ha poco tempo e si vuole vivere anche delle esperienze uniche non facili da organizzare in autonomia. Per questo per chi è interessato a un viaggio responsabile (ed è fluent in inglese, visto che guida e compagni di viaggio sono internazionali) consigliamo indubbiamente Intrepid Travel.
Se invece sei un millennial con la voglia di condividere il viaggio con altri viaggiatori della tua età WeRoad è ciò che fa per te!

Ricordati che in entrambi i casi dovrai prenotare i tuoi voli in autonomia quindi consigliamo di utilizzare Skyscanner, che oltre a trovare le miglior tariffe ha anche il filtro “green” per poter selezionare i voli più “sostenibili”.

Inoltre, non dimenticarti di avere una buona assicurazione di viaggio. La nostra preferita è World Nomads perché oltre ad essere consigliata da Lonely Planet è anche impegnata a sostenere programmi di sostenibilità.

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