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WeRoad group leader Halong Bay

Il Vietnam è stato per lungo tempo sulla mia lista dei desideri ma per vari motivi più volte rimandato. Dopo la mia prima esperienza da coordinatrice WeRoad che mi aveva portata a Corfù, meta decisamente distante dal mio modo di viaggiare, desideravo con tutto il cuore che mi fosse assegnato il viaggio di gruppo in Vietnam .

Un paese asiatico in cui sentirmi immediatamente a casa con un itinerario ricco e variegato in grado di suscitare un vero viaggio interiore di trasformazione.
Quando si parte con un gruppo di sconosciuti si sfida sempre un po’ la sorte perché dai tuoi compagni può dipendere la buona riuscita o meno del viaggio. Così prima di partire ammetto di aver avuto un po’ di timore, visto anche il ruolo di coordinatrice che dovevo ricoprire. Molti infatti quando parlo di questo lavoro reagiscono con un “beata te” pensando solo all’aspetto positivo del viaggiare gratis ma ignorando quanto il ruolo di coordinatore sia carico di responsabilità e per nulla scontato. Non solo ci si deve occupare degli aspetti logistici e amministrativi, gestendo spostamenti, programma e cassa comune, ma si è responsabili prima di tutto della riuscita di un momento importante per ognuno di noi, quello appunto del viaggio. Le persone attendono con ansia le vacanze per staccare dal quotidiano, per rilassarsi, per mettersi alla prova, per fare conoscenze e condividere.
Il ruolo del coordinatore è quello di accompagnare ognuna di queste persone nel perseguimento delle proprie aspettative e, possibilmente, anche oltre.

Viaggiare con WeRoad

Ho scoperto WeRoad circa un anno fa per caso tramite un annuncio su Facebook, in un momento di forte crisi personale in cui mi sentivo un po’ “stretta” nella mia vita e avevo un forte desiderio di viaggiare di più e conoscere persone nuove.
Sono un po’ fatalista e credo che nulla accada per caso.
Nell’annuncio cercavano coordinatori di viaggio, sapevo esattamente cosa comportasse questo ruolo e fino ad allora avevo sempre pensato non facesse al caso mio.
Ma in quel momento ho pensato fosse un segno perciò decisi di buttarmi.
Pochi mesi dopo a Milano partecipavo al bootcamp di selezione e formazione con altri 300 aspiranti coordinatori con gli occhi pieni di voglia di viaggiare e scoprire il mondo, un’energia pazzesca.
Capii subito che si trattava di un’azienda giovane e dinamica con un approccio molto “smart”.
I viaggi in piccoli gruppi che organizza sono fortemente esperienziali e il primo obiettivo è quello di spronare le persone, spesso sole, a viaggiare.

Prepara lo zaino, gli amici li portiamo noi”

è lo slogan che descrive a perfezione la mission WeRoad, ovvero mettere al centro le persone, le relazioni umane. Si leggono spesso resoconti emozionanti e strappalacrime di partecipanti entusiasti rientrati da un viaggio, travolti da un turbine di emozioni, in cui dichiarano di aver trovato amici in perfetti sconosciuti e di sentirsi trasformati.
Mi rendo conto che visto dall’esterno può sembrare una forzatura, un’esagerazione, ma vi assicuro che il viaggio può avere anche questo potere.

Trascorrere 13 giorni con perfetti sconosciuti condividendo tutto ed esperienze forti, ha la capacità di creare legami che nella vita quotidiana richiederebbero mesi!

Nel mio primo viaggio a Corfù non avevo avuto modo di sperimentare a pieno questo aspetto, a causa forse del breve tempo a disposizione o della tipologia di viaggio più incentrata sul mare e relax.
Il mio viaggio di gruppo in Vietnam invece ha decisamente confermato questi racconti.
Ho visto persone aprirsi a perfetti sconosciuti parlando di trascorsi di vita molto intimi, simpatie (e a volte anche qualcosa in più) nascere, persone alle prese con un viaggio fuori dalla propria area di comfort adattarsi e apprezzare anche ciò che era infinitamente distante dal proprio stile di vita.
Ho vissuto sulla mia pelle la sintonia e empatia con tanti di loro, a volte persone anche molto distanti e differenti da me, ma con cui ho condiviso momenti indimenticabili.
Gli abbracci e le guance rigate dalle lacrime al momento del nostro congedo hanno confermato in me la convinzione che ogni viaggio è anche un viaggio interiore e di trasformazione, e lo è ancora di più se condiviso.

Vietnam autentico

I primi giorni dell’itinerario Vietnam 360 sono stati per me i più belli e arricchenti.
Da Hanoi ci siamo spostati a sud-ovest in una regione montuosa situata a circa 700m di altitudine tra il distretto rurale di Mai Chau e la Riserva Naturale di Pu Luong (circa 3 ore e mezza in bus).
Ancora fuori dai circuiti turistici, attualmente concentrati principalmente nella più popolare regione di Sapa, quest’area si presenta pressoché intatta e autentica.

Pu Luong rice fields

Non aspettatevi però abiti tradizionali vietnamiti in quanto a Mai Chau vivono minoranze etniche tailandesi in case di legno stile palafitte, ci si imbatte in signore che filano sciarpe in seta al telaio e si può assistere a spettacoli di danze etniche thai.

Il tempo qui sembra essersi fermato quindi non resta che staccare la spina e godersi il silenzio pacato della natura (interrotto ahimè durante la notte dal canto dei galli che regolarmente ti buttano giù dal letto :).
La riserva naturale di Pu Luong dista a meno di un’ora di bus e offre un paesaggio incontaminato di giungla e promontori calcarei che si stagliano su risaie lussureggianti dove poter fare trekking attraverso piccoli villaggi rurali e scorci da cartolina.

Passeggiare e pedalare tra queste distese di risaie a perdita d’occhio (sebbene in questa stagione prive di riso), incrociando lo sguardo di persone che ancora ti sorridono senza aspettarsi nulla in cambio, rimarrà per me uno dei più bei ricordi di questo viaggio.

Così come condividere col gruppo una camerata di una homestay immersa nella natura, dove la sera poter passare ore semplicemente fare un partita a carte o conversare sulle proprie esperienze di vita.

La felicità spesso sta nelle piccole cose.

Ci siamo immersi nella cultura locale danzando balli tradizionali, brindando col vino di riso, osservando le persone al lavoro nei campi, perdendo lo sguardo e i pensieri tra le risaie in attesa del nuovo raccolto.
Se ripenso al Vietnam queste sono indubbiamente le prime immagini che tornano vivide alla mia mente.

group picture Mai Chau Vietnam

Hanoi, amore (non) a prima vista

Quando sono approdata ad Hanoi ci ho messo un’intera giornata per abituarmi al caos, al rumore incessante dei clacson dei motorini che invadono la strada in maniera incontrollata, i marciapiedi impraticabili perché usati come parcheggi o luoghi di vita quotidiana dove aggiustare un ventilatore o tagliare i capelli.

Tanti anni fa mi successe una cosa simile quando arrivai a Porto. Non ebbi una buona prima impressione e pensai fosse una città sporca e di poco interesse. Solo al termine di un road trip di una settimana che mi aveva portata ad attraversare il Portogallo da nord a sud (scopri l’itinerario a questo link), tornai a Porto per rendermi conto che in fondo mi piaceva, anzi la preferii persino a Lisbona perché la trovai più autentica.

Ecco lo stesso è accaduto con Hanoi. E’ difficile da spiegare perché non è una città che presenta bellezze strabilianti, tuttavia dopo aver passato due giornate intere ad Hanoi posso dire di aver imparato ad amarla, perché vi ho trovato tutta l’autenticità del Vietnam.

7 cose da fare ad Hanoi:

1- Perdersi tra i vicoli del quartiere antico osservando artigiani al lavoro e scorci di vita quotidiana o assaggiando il cibo locale.

2- Passeggiare intorno al lago Hoan Kiem (denominato della spada restituita secondo una leggenda che narra di un imperatore che ricevette dagli dei una spada sacra con la quale riuscì a sconfiggere l’esercito cinese dei Ming. Dopo la battaglia una tartaruga dorata emerse dal lago recuperando appunto la spada. Il lago è un’oasi di tranquillità nel caos del quartiere antico, dove ammirare il Tempio Ngoc Son e il caratteristico ponte rosso Huc, detto anche del Sol Levante.

3- Visitare il Tempio della Letteratura, un complesso di cinque cortili su cui si affacciano edifici storici costruiti nel 1070 in onore di Confucio e diventata la prima università del Paese. Era usanza per i laureandi venire a strofinare la testa di una delle stele raffiguranti delle tartarughe per avere fortuna negli esami. Oggi non è più permesso toccare le statue ma non è insolito incontrare gruppi di neo-laureati che si radunano qui per i festeggiamenti di rito.

4- Osservare il tramonto sul lago ovest Ho Tay e visitare la pagoda Tran Quoc, con la sua torre di 11 livelli alta 15 metri. L’ingresso è gratuito e alle 17:00 prima della chiusura è possibile sentire le preghiere dei monaci.

5- Assaggiare la tipica zuppa Bun Cha con spaghetti di riso e deliziose polpettine di carne. A me era stato suggerito Bun Cha Dac Kim dove sono tornata ben due volte! Il posto è molto spartano, dal menu si possono scegliere solo la zuppa o i classici involtini, ma fidatevi è stato uno dei migliori pasti che abbia gustato durante tutto il viaggio!

6- Provare l’ebrezza di un giro in rickshaw, caratteristici trasporti spinti da una bicicletta che si infilano tra macchine e motorini mentre tu ti fai il segno della croce 🙂

7- Aperitivo happy hour ad uno skybar da cui godere la vista sui tetti della città, sebbene decisamente più “occidentale” come esperienza.

Molto differente è stata l’impressione che ho avuto della capitale Ho Chi Minh, nettamente più grande e caotica, dove la “night life” la fa da padrona. Tuttavia, è difficile per me giudicarla avendoci trascorso solo mezza giornata.

Da non perdere a Ho Chi Minh i tunnel di Cu Chi, situati a circa 2 ore dalla capitale in un’area che è stata teatro dei più fervidi combattimenti della guerra del Vietnam.

Il sistema dei tunnel corre sotterraneo per ben 250 km sviluppandosi su tre livelli, dai 3 ai 6 fino i 10 metri di profondità, dove furono ricavate stanze, cucine e ambienti per vivere fuori dalla vista del nemico per settimane. Visitare quest’area immersa nella giungla e percorrere alcuni tratti dei tunnel è stata un’esperienza molto interessante e indubbiamente indispensabile per provare a capire la storia tormentata di questo Paese ma anche la forza del suo popolo.

Il Vietnam dei patrimoni Unesco: Ninh Binh, Halong Bay, Hué, Hoi An

Durante il nostro viaggio di gruppo in Vietnam abbiamo avuto la fortuna di scoprire diversi siti riconosciuti patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

La provincia di Ninh Binh situata a 100 km circa da Hanoi, sta diventando popolare negli ultimi anni grazie ai paesaggi di Tam Coc e Trang An, un’area di 6.000 ettari dichiarata patrimonio Unesco nel 2014 e considerata la “Halong Bay di terra” vista la somiglianza del paesaggio caratterizzato dai faraglioni calcarei che qui anziché sul mare si affacciano sul Fiume Rosso.

E’ stata l’ambientazione di King Kong, anche se oggi l’area che aveva ospitato il setting del celebre film è chiusa al pubblico per preservarne l’ambiente.
E’ possibile visitare Trang An a bordo di caratteristiche barchette a remi, vi sono tre percorsi a disposizione di circa 2 ore ciascuno, che conducono attraverso grotte scavate dall’acqua che connettono più baie tra loro fiancheggiate da verde lussureggiante e campi di riso.

Noi ovviamente su due settimane di viaggio abbiamo avuto la fortuna di beccare un bel diluvio proprio mentre eravamo nel bel mezzo della navigazione quindi, armati di k-way e tipici cappelli vietnamiti a punta per ripararci dalla pioggia, abbiamo remato a più non posso per rientrare alla base. Non so dire se sia stato a causa del tempo che non ho apprezzato a pieno questa attività, ma ho decisamente preferito il giorno successivo, quando ci siamo recati in bici a Mau Caves, un punto panoramico raggiungibile tramite quasi 500 ripidi scalini, particolarmente spettacolare al tramonto.

Mau caves lookout Vietnam

Info tecniche: il paese di Tam Coc è fornito di vari alberghi, ostelli, homestays, ristoranti e minimarket, tuttavia tenete presente che quasi tutto chiude alle 22:00 quindi organizzatevi per tempo e non sperate in serate festaiole!
Consigliato il Family Restaurant per cenare in un ambiente semplice, cibo di qualità e a buon prezzo.

Sempre nella provincia di Ninh Binh si trova anche la Bai Dinh Pagoda, la più grande pagoda buddista del sud-est asiatico che si estende su un’area di ben 500 ettari.

Il complesso comprende la pagoda “originale”, situata sulla montagna Dinh e accessibile tramite 300 scalini, e l’ omonima ma più recente costruita nel 2003 che ospita vari templi, 500 statue raffiguranti i discepoli del Buddha in varie posizioni meditative e mudra, la grande campana in bronzo di 36 tonnellate e la torre di 13 piani da cui poter godere di una splendida vista a 360°.
Se devo trovare una pecca a questo luogo comunque affascinante è che non si vede un monaco a pagarlo oro! Non so se sia stato un caso o se abbiano delle aree riservate a loro, sta di fatto che ho avuto l’impressione che il Vietnam sia poco praticante rispetto a Thailandia o Birmania dove incontri monaci ovunque, offerte per le strade, tempi e pagode ad ogni angolo.

Halong Bay potrebbe non aver bisogno di presentazioni essendo uno dei, se non il must per eccellenza del Vietnam. Dichiarata patrimonio Unesco nel 1994, questa baia di 1500 chilometri quadrati conta più di 1600 isolette e faraglioni calcarei che si stagliano dalle sue acque color smeraldo.

Purtroppo eccessivamente turistica, la baia mantiene tuttavia il suo fascino soprattutto al tramonto e all’alba, quando potete goderla navigando le sue calme acque a bordo di una caratteristica giunca (tipica imbarcazione locale). Durante il giorno vengono proposte diverse attività sbarcando su varie isolette e calette, ma a mio avviso la quantità innumerevole di turisti e imbarcazioni rendono queste esperienze di scarso appeal.
Col mio gruppo per esempio abbiamo fatto un giro di circa 45 minuti in canoa in una caletta straripante di canoe e barche che cercavano di darsi la precedenza senza speronarsi, siamo poi sbarcati su una spiaggia al tramonto dove alcuni impavidi fanno il bagno, sebbene l’acqua non sia certo delle più invitanti, prima di avventurarsi su una ripida scalinata che porta ad un punto panoramico sicuramente bello ma difficile da godere appieno facendosi spazio tra le pose selfie, per terminare la mattina seguente con una visita ad una grotta bella ma decisamente non strabiliante.

Eppure, nonostante tutti questi punti a sfavore, osservare il cielo infuocato al tramonto cedere il passo al buio che avvolge con la sua quiete le barche attraccate per la notte, trascorrere la serata a bordo della giunca chiacchierando col naso all’insù a guardare il cielo stellato e svegliarsi all’alba per ammirare i colori pastello pian piano rischiarare questo paesaggio di indiscutibile bellezza, sono state tra le esperienze più memorabili del nostro viaggio in Vietnam.

Hué, la cittadina imperiale il cui complesso di monumenti storici è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1993, si trova nella regione centrale del Vietnam che abbiamo raggiunto col treno notturno da Hanoi in un viaggio di quasi 13 ore per percorrere meno di 700 km. Ma in Asia si sa, il trasporto ferroviario non è decisamente ad alta velocità 🙂

Mi è già capitato infatti di coprire tratti di itinerario con questo mezzo di trasporto locale in Thailandia e in India, dove sono tutto sommato decenti, mentre in Birmania è stato un vero viaggio della speranza! 12 ore per percorrere circa 300 km senza brande ma solo dei sedili reclinabili e un’andatura saltellante che nemmeno le montagne russe.
Posso quindi dire che quello del Vietnam è stato il migliore da me sperimentato finora, forse anche grazie alla privacy data dalle cuccette da 4 letti ciascuna, dotate non solo di cuscini e coperte ma anche acqua e snack (oltre che ovviamente di aria condizionata pure in inverno, mannaggia!).
Tuttavia, per assurdo, mi è mancata un po’ quell’atmosfera folcloristica che avevo trovato nelle occasioni precedenti mescolandomi coi locals, dormendo accanto ad un monaco, svegliandomi col profumo di curry e l’immancabile richiamo indiano “chai” per vendere il tipico tè speziato:)

Approdati ad Hué alle 8:15 del mattino il nostro transfer ci ha accompagnati in giro per la città per visitare alcuni dei siti storici più importanti:

* La tomba imperiale Minh Mang fu costruita all’inizio del 1800 e copre un’area di 44 acri circondata da mura in cui sono presenti circa 40 monumenti connessi tra loro da vialetti attraverso giardini fioriti e ponticelli in pietra. Tutto intorno laghetti e alberi di pino contribuiscono al senso di equilibrio tra architettura e paesaggio che caratterizza questo monumento.

* Più contenuta e imponente è invece la tomba imperiale Khai Dinh adagiata sul fianco di una collina e raggiungibile tramite 127 scalini. Di più recente costruzione, l’imperatore ha scelto l’utilizzo del cemento e ferro battuto dopo aver visto questi materiali utilizzati nelle architetture moderne in Francia a inizio ‘900. Dopo la prima rampa di scale ci si trova in una corte dinanzi all’esercito di guardie, mandarini, elefanti e cavalli scolpiti dalla pietra che sorvegliano l’ingresso alla tomba.
L’interno del palazzo è in netto contrasto con il grigio austero degli esterni, luminoso e decorato con colorati mosaici in porcellana, ospita una statua in bronzo a grandezza naturale dell’imperatore.

* La cittadella è tappa obbligata per chi visita Hué. 520 ettari disseminati da templi e palazzi racchiusi da mura alte più di 6 metri, ricordano il passato glorioso di questa cittadina che è stata capitale del Vietnam per tutto il XIX secolo fino a inizio 1900, quando in seguito alla conquista da parte dei francesi, l’impero Nguyen è stato ribaltato e sostituito dal governo rivoluzionario di Ho Chi Minh.
Il complesso ricorda la città proibita di Pechino così come i decori in lacca rossa tipici nell’architettura cinese. La struttura si sviluppa lungo un’ asse centrale partendo dalla porta monumentale Ngo Mon, attraverso il Palazzo dell’Armonia Suprema, all’epoca sede del governo dell’imperatore, il padiglione Thien Phuong che contiene la biblioteca imperiale, il tempio Hien Lam, nel cui cortile sono conservate le 9 urne dedicate agli imperatori della dinastia Nguyen.

Durante la giornata abbiamo inoltre fatto una tappa al mercato che è sempre uno dei luoghi più caratteristici dove immergersi nella cultura locale di un paese. Personalmente ho trovato i mercati in Vietnam, come il Paese in generale, molto pulito e ordinato rispetto ad altri paesi asiatici che ho visitato.

Dopo aver acquistato un po’ di frutta (ho scoperto i rambutan in Borneo e ora li mangio ogni volta che li trovo!), abbiamo pranzato in un ristorante tipico gestito da due sorelle simpaticissime che ovviamente vi consiglio, Lac Thien.

Hoi An si è guadagnata il riconoscimento come patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1999, per il suo porto commerciale ben preservato datato XV-XIX secolo. Oggi questa graziosa cittadina turistica attraversata dal fiume Thu Bon è apprezzata dai viaggiatori internazionali per la sua atmosfera romantica creata dalla presenza di centinaia di lanterne colorate che addobbano strade e lungofiume.

Al calar del buio le lanterne si illuminano, barchette a remi scivolano sull’acqua mentre i viaggiatori affidano al fiume candele galleggianti in cui ripongono i propri desideri segreti, i banchetti di cibo offrono ogni genere di prelibatezze e nell’aria si respira un non so ché di magico .

Nei nostri due giorni trascorsi ad Hoi An parte del gruppo ha sperimentato le basket coconut boats, caratteristiche imbarcazioni in bamboo utilizzate per la pesca di granchi e gamberetti. La storia narra che questo tipo di imbarcazioni fu inventato dai locali nel 1880 per scampare alle tasse sui pescherecci introdotte dai francesi. Il tour con Hoian Basket Boat Tour. dura circa due ore e include anche una tappa ad un villaggio tipico per una merenda.

Io invece ho partecipato insieme ad alcuni ragazzi del mio gruppo ad un corso di cucina favoloso! E’ risaputo che amo mangiare e assaggiare la cucina locale in ogni paese che visito, quindi dove posso partecipo sempre a lezioni di cucina per scoprirne qualche segreto.
Ad Hoi An abbiamo partecipato ad un corso di mezza giornata organizzato da Red Bridge Restaurant and Cooking School.
Il ritrovo è al ristorante in centro ad Hoi An da dove una guida ti accompagna a piedi attraverso il mercato per acquistare alcuni ingredienti, prima di imbarcarsi per una mezzoretta di navigazione che conduce alla scuola di cucina. Vengono fornite delle dispense con le ricette di quello che si cucina e una postazione a ciascuno dove poter sperimentare i piatti che vengono prima dimostrati e spiegati da uno chef simpaticissimo. Ah, ovviamente tra una portata e l’altra si mangia quel che si è cucinato 🙂
Assolutamente da non perdere.

Instagram e Vietnam, tutto quello che c’è da sapere sul Golden Bridge

Chi di voi non si è imbattuto in foto del caratteristico Golden Bridge sorretto dalle enormi mani che spopolano su Instagram?
Io per prima ero incappata più volte in queste splendide immagini pensando che se fossi mai andata in Vietnam sarei voluta passare anche da lì.
Ebbene quello che non sapevo, ed ho scoperto solo una volta iniziato ad organizzare l’itinerario del Vietnam nel dettaglio, è che il Golden Bridge è l’ennesimo specchietto per instagrammers.
Infatti, quello che Instagram non dice è che questo ponte è tutt’altro che storico o rappresentativo ma soprattutto situato in un contesto che ha ben poco di fiabesco. Si trova infatti all’interno del Sun World Bana Hills, un gigantesco parco divertimenti stile Disneyland costruito solo pochi anni fa a circa 20 km dalla città di Da Nang. Per vedere il popolare Golden Bridge, inaugurato solo nel 2018, è quindi necessario acquistare il biglietto di 750.000 dong (circa 30 euro) con cui si accede al parco dove oltre il ponte si trovano un villaggio francese, una riproduzione di Jurassic Park, un museo delle cere, sale giochi indoor per famiglie, la più grande statua del Buddha del Vietnam e innumerevoli aree ristoro.
Nonostante le premesse col gruppo si è deciso di fermarci visto che quel giorno avevamo un trasferimento privato che da Hué ci avrebbe portati ad Hoi An passando non lontano dal sito, per la serie “quando ti ricapita di tornarci” e “vedere per credere”.
E così è stato. Il ponte di per sé infatti non è nulla di eccezionale, per lo meno a me non ha fatto una gran impressione. Sarà che te lo immagini come un’opera mastodontica e invece è solo 150 metri, che nel contesto in cui è inserito perde un po’ il suo effetto, sarà che nonostante il giorno che siamo stati noi era bassa stagione e il vento gelido come deterrente, comunque era piuttosto affollato, ma a mio parere non ne vale la pena.
La cosa che invece mi ha colpita di questo luogo è l’ambientazione naturale! Il parco infatti si sviluppa in una vallata verdissima a 1400metri slm e le varie attrazioni sono interconnesse attraverso un sistema di ovovie, tra cui la più impressionante quella della fermata Indocina che è un Guinness Mondiale con i suoi 5km di lunghezza e 1600 metri di dislivello. Ecco, per questa direi che può valer la pena fermarsi qui 🙂
Ovviamente si tratta di questione di gusti, l’importante è fare una scelta consapevole e non lasciarsi ammaliare solo dalle foto di Instagram 😉

La mia top 3 di cosa vedere in Vietnam

“Ti è piaciuto?” è la classica domanda che mi viene fatta quando rientro da un viaggio.
La risposta è complessa e non sempre immediata. Credo onestamente che sia impossibile che un viaggio possa non piacere, perché ognuno offre cose belle e brutte, ma di certo qualcosa da imparare e di cui far tesoro una volta tornati a casa.
Ultimamente ho preso l’abitudine di scrivere i tre momenti che più mi sono rimasti nel cuore, come se mettendoli nero su bianco li imprimessi ancor più nella mia mente.
Può trattarsi di un bellissimo panorama, di un sapore o di un momento emozionante che ho vissuto.
E così da quando accompagno gruppi in giro per il mondo ho deciso di chiedere anche a loro quali sono i loro momenti indimenticabili del viaggio, perché trovo molto interessante la diversa percezione che ognuno di noi ha di uno stesso luogo o esperienza. Ci sono infatti tanti fattori che influiscono, dal nostro background culturale alla nostra sensibilità personale ma anche il momento specifico che stiamo vivendo. Infatti anche noi stessi avremmo una percezione differente dello stesso viaggio in momenti diversi della nostra vita.
A volte non basta pensarli, sono convinta che scrivere aiuti a elaborare quel che abbiamo vissuto facendo una selezione, per questo solo tre e non di più. Ovviamente ci saranno tante cose che possono esser piaciute ma solo alcune di queste ci hanno veramente colpito, toccato nel profondo e sono quelle che ci porteremo dietro per sempre, oltre i ricordi.

Ecco le tre esperienze indimenticabili che mi porto a casa da questo viaggio di gruppo in Vietnam:

1- Pedalare tra le risaie a perdita d’occhio di Mai Chau
Era il mio terzo giorno in Vietnam e il secondo dell’itinerario col mio gruppo, finalmente fuori dalla città. Avevamo già fatto una passeggiata in un tipico villaggio rurale ma quando siamo saliti in bici ho finalmente sentito quel senso di spensieratezza di cui l’ansia pre-viaggio mi aveva un po’ privata. E pensare che in quel momento il mio telefono era appena andato in black out completo quindi stavo pure pensando a come affrontare i giorni successivi in caso mi abbandonasse definitivamente!
Ma alla fine ho smesso di preoccuparmi, l’ho riposto nello zainetto ed ho semplicemente pedalato! Niente foto, video, stories, solo bellezza per gli occhi. A volte in viaggio dobbiamo ricordarci di goderci semplicemente il momento, le immagini che cattura la nostra mente valgono più di qualsiasi fotografia da poter mostrare.

2- Un tramonto speciale su Halong Bay
Le aspettative su Halong Bay erano molto contenute visto che eravamo tutti consapevoli di quanto questo sito sia ormai super turistico. Il meteo nei primi giorni era stato altalenante, principalmente nuvolo, piuttosto fresco e giusto due giorni prima un mega acquazzone ci aveva colti nel mezzo di un giro in barca a Trang An. Avevamo lasciato Ninh Binh dopo due giorni di raffiche di vento freddissimo diretti ad Halong Bay con tanta speranza per il bel tempo. E per fortuna c’era il sole. Ci imbarchiamo, seguiamo tutte le attività come da programma e alla fine saliamo questi scalini ripidi fino al punto panoramico circondati da centinaia di turisti al punto da non riuscire quasi a muoversi. Ecco tutto ciò che non amo quando viaggio. Ma poi una volta lassù, il tempo di qualche foto, il sole inizia a scendere e si infuoca regalandoci un tramonto spettacolare , che per fortuna abbiamo potuto apprezzare con più tranquillità una volta tornati a bordo della nostra giunca. Lo so sarà banale, ma questo tramonto aveva un qualcosa di speciale.

3- Le preghiere dei monaci al tramonto alla pagoda Tran Quoc di Hanoi
Vi ho già raccontato del mio rapporto controverso con Hanoi. Il primo giorno che ero approdata in questa cittadina avevo fatto un giro a piedi di almeno 10km passando dal quartiere vecchio al lago ovest dove avevo visto la pagoda Tran Quoc al tramonto. Così una volta tornata in città al termine del tour sono voluta tornare in questo posto al tramonto con alcuni partecipanti del mio gruppo e in effetti ci ha regalato un altro tramonto di fuoco sul lago. Siamo riusciti ad entrare alla pagoda poco prima che chiudesse e per nostra sorpresa troviamo due monaci (i primi ed unici visti in tutto il Vietnam nel corso di questo viaggio!) che recitano le preghiere tra incensi e colpi di gong.
Quale migliore occasione per sedersi, chiudere gli occhi e assorbire tutta questa energia mentre le immagini delle due settimane appena vissute scorrono come fotogrammi nella mente riempiendo il cuore di gioia?
Respiro profondo, recito gli om insieme a loro, una lacrima mi bagna il viso e quando riapro gli occhi mi rendo conto che è davvero la fine di questo viaggio.
Unisco le mani e ringrazio per questo momento di riflessione e di pace infinita e sono grata al Vietnam per quest’esperienza indimenticabile.

Sunset Halong Bay Vietnam

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