Top
corona virus impact on the environment

Oggi sono onorata di poter ospitare Teresa Agovino per un’intervista sull’impatto ambientale del corona virus sull’ambiente.
Tra i vari ambiti toccati infatti dalla pandemia, quello ambientale non è da sottovalutare, perciò ho voluto chiedere proprio a Teresa che è un’esperta di questo settore.
Seguo da parecchio tempo Teresa sui social e trovo che oltre ad una innegabile competenza in materia ambientale, abbia la capacità di spiegare in maniera semplice e comprensibile tematiche di sostenibilità rendendole accessibili anche a chi non è esperto.

Teresa Agovino

In breve, un ingegnere ambientale e consulente di turismo sostenibile 🙂

Di cosa si tratta in concreto il tuo lavoro?

“Sono coinvolta in progetti di cooperazione, soprattutto in Paesi in via di sviluppo, per esempio sono stata in Africa per lavorare ad un impianto di potabilizzazione delle acque, in Perù dove ho collaborato con un progetto per l’ efficientamento energetico delle strutture ricettive sul Lago Titicaca, sempre in un’ottica di supporto e sostegno alle comunità locali.

Inoltre, lavoro come consulente di sostenibilità affiancando tour operator, strutture ricettive e enti del turismo per definire un percorso di sostenibilità finalizzato anche ad una certificazione rilasciata da Enti internazionali per i quali lavoro come auditor.
Per le aziende che decidono di intraprendere questo percorso, fornisco formazione allo staff e operatori del settore turistico coinvolti.

Sempre nell’ambito della formazione, tengo anche docenze universitarie.

Tramite invece la mia pagina Instagram, anche in collaborazione con ONG e associazioni, sensibilizzo sui temi della plastica, cambiamento climatico, sostenibilità ambientale e ecologica.”

Interessantissimi sono i “green corner” che trovate nelle sue storie, ovvero pillole giornaliere sui temi della sostenibilità, assolutamente da non perdere.

QUALI SONO GLI EFFETTI POSITIVI E NEGATIVI DEL CORONA VIRUS SULL’AMBIENTE?

Potremmo pensare che il lockdown causato dalla crisi sanitaria sia arrivato al momento giusto per ricordarci quanto evidenziato dall’ Agenzia Europea dell’Ambiente in un rapporto sull’ambiente in Europa pubblicato a inizio dicembre scorso, prima dello scoppio della pandemia, in cui sembrava impossibile rispettare gli obiettivi fissati per il 2030, salvo un cambio immediato e deciso di rotta.
Durante il periodo del lockdown si è registrato un calo del 50% delle emissioni di monossido di carbonio nell’aria, dovuto ovviamente al blocco del traffico e di molte attività.

E’ corretto affermare che il lockdown abbia avuto un effetto positivo sull’ambiente?

“Bisogna dire che nel brevissimo tempo l’impatto è sicuramente positivo, vedendo una riduzione della concentrazione di biossido di azoto e particolato PM2,5 e PM10.
In questa fase storica la riduzione di concentrazioni inquinanti però non significa necessariamente che vi sia una riduzione dell’inquinamento, in quanto questo va misurato su un periodo di tempo più lungo e non con effetto giornaliero o di poche settimane. Inoltre, la concentrazione dei particolati va anche considerata in rapporto ai dati metereologici.
Nel momento in cui riprenderemo tutte le nostre attività (in particolare le industrie) dipenderà da come i vari Paesi affronteranno la questione rispetto alle quantità di emissioni in atmosfera.
Ogni azienda ha infatti delle autorizzazioni sulle emissioni massime che può emettere e bisogna vedere se queste sono in linea con le agenzie di protezione ambientale.
Alcuni governi (tra cui Trump, che lo ha già anticipato) potrebbero sospendere temporaneamente nella fase di ripresa i controlli sul rispetto di questi parametri considerando che le aziende sono state ferme per questo periodo, quindi il rischio è che le aziende emettano una quantità maggiore causando una impennata della concentrazione in atmosfera con evidente effetto negativo sull’inquinamento.

“Non si può quindi affermare che vi sia stato un miglioramento in termini di inquinamento ma sicuramente un beneficio durante il periodo di lockdown”.

Le immagini che abbiamo visto per esempio degli animali che si sono riappropriati di spazi naturali anche in aree cittadine come la laguna di Venezia sono sicuramente un dato positivo, ma anche questo caso non dimostra che l’acqua sia più pulita perché è solo una riduzione temporanea legata alla mancanza di circolazione dei battelli, quindi cosa succederà una volta che il lockdown sarà finito?
La speranza è che in seguito a queste evidenze, i governi si impegnino maggiormente nel rispetto delle convenzioni internazionali sull’ambiente attraverso progettazioni sostenibili.

Questo momento di quarantena e lockdown ha indubbiamente portato molte persone a riflettere e ad una maggiore consapevolezza sul proprio impatto sull’ambiente.”

Vi sono però anche degli evidenti effetti negativi creatisi durante la pandemia, per esempio nella gestione dei rifiuti e l’incremento di utilizzo di materiali monouso per garantire i protocolli sanitari quali dispositivi di sicurezza come guanti e mascherine ma anche plastica utilizzata per esempio per imballare pasti take away e così via, oltre all’utilizzo di sostanze sanificanti a volte nocive.

Quali sono in questo senso gli effetti negativi ora e nel futuro?

Vi sono degli effetti visibili da subito ma anche effetti a cascata difficili da prevedere ora perché dipenderanno dalla gestione da parte dei governi nelle fasi di ripresa.
Uno degli effetti più importanti è legato alla gestione dei rifiuti.
Già durante il lockdown per esempio si sono dovute creare delle aree di stoccaggio ad hoc per la plastica riciclata che solitamente viene acquistata da alcune aziende per farne nuovi materiali, ma che sono attualmente chiuse.
Inoltre, la gestione di rifiuti speciali e dispositivi quali mascherine e guanti sta già mettendo in difficoltà gli impianti di smaltimento che non sono attualmente pronti a ricevere questi quantitativi esorbitanti. Senza pensare che, purtroppo, la maggior parte di questi rifiuti finiranno nell’indifferenziato, ad eccezione di quei Comuni che dispongono di inceneritori, che però sono un numero limitato.

Per ragioni di sicurezza sanitaria vi sarà inoltre un sempre maggiore utilizzo di plastica monouso o materiali non riciclabili, basta pensare a ristoranti o ditte che effettuano pasti da asporto.

Per quanto riguarda la disinfezione delle strade, in molte località si sta utilizzando ipoclorido di sodio (comune candeggina) per disinfettare le strade, sebbene questo sia poco efficace in quanto la Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che il contagio da contatto ha un’incidenza molto inferiore a quello tra persone perciò questa soluzione sembra non in linea con il problema attuale, senza pensare alla spesa economica che questa comporta per amministrazioni che sono già in difficoltà, oltre all’impatto negativo generato sull’ambiente.
L’utilizzo di queste sostanze nocive infatti ha gravi conseguenze su specie vegetali e animali, così come sugli impollinatori che, soprattutto in questo momento, sono all’opera producendo il 70% delle nostre piante e alimenti vegetali, sarebbe perciò importante evitare di appesantire l’ambiente.
Vi sono poi risvolti negativi di questa pratica anche sulla nostra salute, sia per le vie respiratorie che per tutto quello con cui veniamo a contatto.

Questi sono solo alcuni effetti negativi della pandemia sull’ambiente già presenti, purtroppo temo ve ne saranno anche altri soprattutto nella fase di ripresa, primo fra tutti il rischio di aumento di emissioni di particolato, ossido di azoto e biossido di carbonio. Anche se non vi è ancora la certezza che i governi sospenderanno le limitazioni a favore delle aziende, questo è fortemente prevedibile.

LA PANDEMIA AVRA’ UN EFFETTO SULLA SOSTENIBILITA’?

“Il green template che ho lanciato su Instagram con la domanda “come cambierai le tue abitudini dopo la quarantena” ha confermato che in molti stanno cambiando le proprie abitudini e hanno intenzione di fare la propria parte.

“E’ sicuramente un processo graduale ma il cambiamento deve cominciare dalla consapevolezza”.

Dal sondaggio è emerso che molte persone hanno intenzione di ridurre il consumo della plastica, avvicinandosi ad uno stile di vita zero-waste, attraverso l’acquisto di prodotti sfusi o auto-produzione di cosmetici o beni alimentari (per esempio facendo l’orto o giardino urbano).
Altre abitudini sostenibili che sono emerse sono un maggiore utilizzo di mezzi di trasporto green, in primis la bicicletta, mentre quello forse più in tendenza è la riduzione degli sprechi, soprattutto alimentari (secondo la FAO il 30% di quello che produciamo di cibo viene sprecato!)”.

Come possiamo ridurre gli sprechi alimentari?

“La pianificazione settimanale dei pasti aiuta ad evitare di fare la spesa compulsiva al supermercato”.

Devo dire che da tempo mi ripromettevo di adottare una pianificazione dei pasti, anche per avere una dieta più equilibrata, ma ho sempre preferito decidere al momento cosa avessi voglia di mangiare.
Con la pandemia, e conseguente situazione disagiata nel fare la spesa con guanti e mascherina, code di fronte ai supermercati etc. Miles, che tra i due è l’addetto alla spesa, si è letteralmente rifiutato di andare a fare la spesa con la stessa frequenza di prima, visto che eravamo soliti comprare “fresco” ogni paio di giorni.
Così abbiamo iniziato a fare una pianificazione settimanale.
Ammetto che all’inizio non è stato semplice e spesso ci ritrovavamo a scombinare i piani, ma pian piano ci siamo abituati riducendo, non solo l’insofferenza di Miles nell’andare al supermercato, ma anche gli sprechi alimentari, quindi abbiamo deciso di mantenere questa abitudine anche al termine della pandemia.

In che modo la riduzione degli sprechi alimentari ha un effetto positivo sull’ambiente?

Riducendo gli sprechi alimentari si riduce anche lo spreco delle risorse utilizzate per produrli sia in termini di acqua ed energia che di altri alimenti utilizzati per foraggiare gli animali, tutti beni che vengono trasportati generando inquinamento”.

Hai riscontrato quindi una maggiore sensibilità al tema della sostenibilità?

“Vi è sicuramente maggiore consapevolezza e mi auguro che i governi possano agire!

I governi sostenevamo che l’economia era inarrestabile utilizzandola come “scusa” per non agire sul cambiamento climatico, il lockdown ha invece dimostrato che sia possibile quindi spero che, non solo i cittadini, ma anche i governi, abbiano acquisito questa consapevolezza.
Sicuramente il fatto che i consumatori si dicono più consapevoli e intenzionati ad acquistare in maniera più responsabile potrà influenzare anche le politiche perché con il nostro portafoglio noi votiamo, quindi le nostre scelte sono importantissime”.

Questa riflessione mi sembra quanto mai esplicativa di quanto ognuno di noi possa (e debba) nel proprio piccolo adottare delle scelte più sostenibili perché, sebbene il problema possa sembrare gigante e insanabile, tutti possiamo fare la nostra parte.

E tu, quali abitudini sostenibili adotti?

 

Ringrazio Teresa per il suo contributo prezioso e vi consiglio di seguire le sue iniziative.

 

Simona

(Photocredits: foto di copertina di Bela Geletneky da Pixabay)

post a comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.