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Chiangrai hilltribe trek

Dopo la mia prima visita in Thailandia nel 2009 (leggi Thailandia autentica da Bangkok a Chiangmai) non avevo in programma di tornarci a breve, visto la mia voglia di scoprire sempre nuove destinazioni.
Ma a volte non sei tu a scegliere la meta, ma la meta a scegliere te.

Questo è quello che è successo con la Thailandia, quando David, il migliore amico di Miles, ci ha chiamati per invitarci al suo matrimonio a Chiangrai.
Il grande giorno era fissato per metà marzo, un periodo dell’anno in cui Miles non aveva molte ferie a disposizione. Siccome io ero già stata in Thailandia e non avevamo molto tempo a disposizione per spostarci in un’ altra destinazione da abbinare a questo viaggio, in principio pensammo di passare qualche giorno di relax su una delle rinomate isole al sud del Paese. Dopo una settimana di ricerche su internet incrociate a recensioni e blog in cui anche la più piccola e apparentemente sperduta delle isole era di fatto sovraccarica di turisti (e spazzatura, persino in mare, aiuto!), abbiamo rinunciato e deciso semplicemente di passare qualche giorno alla scoperta dei dintorni di Chiangrai. Ho quindi trovato un trekking di 3 giorni nelle colline dove ancora abitano alcune delle tribù autoctone come i Lahu e Hakha.

Abbiamo dunque prenotato una guida privata con Lanna Trek, un’agenzia locale che si è da subito dimostrata molto disponibile e reattiva alle mail. Marzo è una stagione secca e calda in questa zona della Thailandia ma anche abbastanza fuori dai periodi di picco per I turisti, per fortuna!

Thailandia Autentica: trekking nelle colline intorno a Chiangrai

GIORNO 1 Tribù Lahu e foresta di bambù

La nostra giornata è iniziata con un trasferimento dal nostro hotel alla banchina del fiume Mae Kok (attenzione perché si pronuncia molto simile a Mekong, come avevamo erroneamente capito noi il primo giorno, ma non ha nulla a che vedere :).
Dopo una gita in barca di circa 50 minuti siamo sbarcati ad un piccolo villaggio Kanen dove vi era la possibilità di fare un tour a dorso di elefante, attività che ci era stata sconsigliata dall’agenzia in primis e che noi stessi abbiamo trovato poco etica visto che gli elefanti erano tenuti chiusi in un recinto con le catene alle zampe 🙁

Erano solo 11:15 ma Lu, la nostra guida, suggerì di pranzare prima della partenza visto che non avremmo incontrato altri villaggi prima di sera. Ordinammo un Pad Thai seppur con poco appetito e ci fu offerto un antipasto un po’ particolare, ovvero larve di vespa affumicate, così giusto per prendere subito le misure 🙂

Un due tre, pronti per partire con lo stomaco pieno sotto il sole cocente di mezzogiorno.

chiangrai hilltribe hike

Dovete sapere che io ho uno stomaco un po’ delicatino quindi, non molto dopo la nostra partenza, ho iniziato a non sentirmi bene a causa della digestione e Miles ha dovuto soccorrermi portando il mio zaino da 10kg, in aggiunta ovviamente al suo altrettanto pesante.

bamboo forest thailand

Lasciata la strada principale, ci siamo addentrati in una fitta foresta di bambù, quindi senza particolari scorci panoramici, anche perché nella stagione secca I campi di riso sono vuoti (In compenso la foresta era piena di piccole sanguisuga per cui è indispensabile viaggiare con pantaloni e calze lunghe e ricoprirsi di repellente per gli insetti).

Dopo circa 12/13 km di cammino abbiamo raggiunto il primo villaggio Baan Yafu dove siamo stati ospiti di una famiglia Lahu.

Poggiati gli zaini siamo subito voluti andare a fare un giro per il villaggio che consiste in una manciata di case (principalmente in legno, solo alcune in muratura) disposte per lo più lungo la via principale chiamata “Farm Road”. Tutto intorno vegetazione rigogliosa e campi coltivati. A quell’ora vi erano varie persone che rientravano a casa in motorino così ci incuriosimmo e chiedemmo alla nostra guida di cosa vivessero gli abitanti di questo piccolo villaggio sulla collina. Scoprimmo che l’attività principale non era l’agricoltura, come ci saremmo aspettati, ma l’allevamento di mucche, che è alquanto redditizia, spiegando perché in un piccolo villaggio come questo ci fossero auto piuttosto costose. Non vi era traccia di turisti né di servizi minimi come piccoli negozietti o simili.

La casa dove eravamo ospiti era semplice ma spaziosa. Visto il contesto immaginavamo di doversi rinfrescare con delle salviette non essendo sicuri di aver accesso all’acqua corrente e invece, stupiti, abbiamo fatto una bella doccia calda, in quanto il governo thailandese ha fornito questi villaggi collinari con pannelli solari e acqua gratuita!
Na Le, una signora possente sempre sorridente che non parlava una parola di inglese, era la nostra padrona di casa, seduta in cucina con una lampada frontale nonostante la presenza di corrente elettrica (forse non sono ancora abituati a questo genere di servizi).

Homestay family Thailand

Il cibo che ci ha preparato per la cena era abbondante e molto gustoso, siamo rimasti piacevolmente colpiti dalla zuppa e insalata di felci, visto che in Italia non siamo abituati a mangiarle. In compenso l’impatto col piatto “speciale” della serata non è stato semplicissimo trattandosi di pezzi di maiale tritati tipo tartare e marinati nel sangue dell’animale, il tutto sotto I nostri occhi. Per loro un piatto prelibato che mangiano solo in occasioni speciali (crudo), come quando hanno ospiti appunto, per noi per fortuna quantomeno cucinato ma di sapore decisamente troppo forte per I miei gusti (leggi quali altri cibi bizzarri ho assaggiato durante I miei viaggi in Viaggi e Cibo).
Anche il marito e fratello di Na Le si unirono alla cena con noi, sebbene nessuno parlasse una parola di inglese, perciò la nostra guida Lu (originario anch’esso da una tribù di questi villaggi di collina) cercò di tradurre alla bel e meglio giusto per permetterci di comunicare.

Dopo cena abbiamo parlato (in qualche modo) della differenza di paesaggi tra la Thailandia e l’Italia, della vita nei villaggi, della scuola e anche di calcio, mentre gli uomini bevevano una specie di grappa locale e Na Le cuciva delle borse e braccialetti che poi ci avrebbe venduto la mattina seguente.
Abbiamo passato la notte su di un sottilissimo materasso adagiato sul pavimento di legno (ottimo per raddrizzare la schiena dolorante dopo la camminata con zaino 🙂 Purtroppo durante la notte I galli di tutto il villaggio hanno iniziato a cantare ben prima dell’alba, intorno alle 2 del mattino, rendendo il nostro sonno più faticoso del trekking stesso.

homestay kitchen

GIORNO 2 – Tribù Hakha e cascata

Il giorno seguente ci siamo alzati presto, fatto colazione con un ananas intera dolcissima (questa zona è ricoperta di piantagioni di ananas), comprato qualche souvenir da Na Le e re-inforcato la strada in salita.

Durante la camminata del secondo giorno abbiamo incontrato due ragazze olandesi accompagnate da una guida, le uniche turiste a parte noi in questa zona. Questo ci ha fatto apprezzare molto il tour di 3 giorni perché ci ha permesso di spingerci fuori dai circuiti battuti dalla maggior parte dei turisti che solitamente scelgono il tour di 1 o 2 giorni.

Giunti all’ora di pranzo vicino ad un torrente, Lu e il fratello di Na Le (che nel frattempo ci aveva raggiunto con le provviste), hanno imbastito un barbecue col bambù e cucinato per noi un pranzetto coi fiocchi che abbiamo gustato seduti su un masso in mezzo all’acqua (ovviamente mangiando rigorosamente con le mani).

Ripreso il cammino, ci siamo fermati poco distanti per un tuffo nella cascata Huay Mae Sai waterfall, animata da un gruppo di ragazzini del posto che si divertivano a fare I tuffi. Venendo noi da una regione che offre fiumi di acqua cristallina e numerose cascate non siamo rimasti particolarmente colpiti da questo sito, ma è stata comunque un’ottima occasione per rinfrescarci prima di procedere il nostro trekking nel caldo pomeridiano.

  • Huay Mae Sai  waterfall

Il secondo villaggio che abbiamo raggiunto era di una tribù Hakha, che ci ha dato subito l’impressione di essere più turistico rispetto a quello del giorno precedente. Infatti abbiamo subito incontrato vari gruppetti o coppie accompagnati da guide, forse anche a causa della vicinanza con Chiangrai e la possibilità di raggiungerlo in minivan.
L’affittacamere in cui siamo stati offriva delle piccole stanze tipo bungalow in legno con un vero letto (con materasso) che non abbiamo per niente disprezzato, seppur sempre bagno e doccia in comune (per nulla un problema per noi).

homestay thailand

Prima di cena abbiamo sentito della musica provenire da in fondo la strada del villaggio quindi, insieme ad altri ospiti. siamo andati a vedere cosa stesse succedendo. Le signore del paese vestite in abiti tradizionali avevano iniziato una danza intorno al fuoco, alla quale ci siamo uniti (io, Miles in queste occasioni sta defilato 🙂

tribe dance thailand

Al termine siamo rientrati tutti alla homestay dove le varie guide avevano preso possesso della cucina e preparato una bella cena a base di pollo arrosto con patate (speriamo pollo visto che nel frattempo abbiamo visto il proprietario della struttura arrostire sullo spiedo una specie di grande gatto).
Abbiamo cenato insieme agli altri ospiti e guide tutti intorno allo stesso tavolo, avendo così l’opportunità di scambiarci opinioni e capire cosa offrissero anche le altre compagnie. Questo ci ha portato a fare un paio di riflessioni.

Era evidente che le altre guide erano tutte persone istruite, che parlavano bene almeno l’inglese, a volte persino due lingue, molti avevano pure viaggiato o vissuto in Europa. In confronto Lu era un ragazzo semplice proveniente da una tribù delle colline, schivo e con un inglese sufficiente alla comunicazione, ma in compenso aveva una conoscenza profonda della cultura delle tribù di questi villaggi e abilità col machete (col quale oltre che farci da apripista nella foresta, ci ha anche preparato due tazze fatte col bambù).

guide hilltribe hike chiangrai

In conclusione, siamo stati contenti dell’aver scelto un’agenzia locale anziché una internazionale, anche se a volte questo ha significato qualche sforzo in più nella comunicazione.

GIORNO 3 – Tra piantagioni di ananas e riso

L’ultimo giorno siamo ripartiti per il nostro trekking con le spalle ricoperte di arnica e balsamo di tigre e il mio amato zaino da 10 kg.

La prima parte di sentiero per lasciare il villaggio è stata molto bella, fiancheggiando piantagioni di cotone e ananas dove abbiamo incontrato varie signore al lavoro.

Abbiamo camminato tra campi di riso e, da metà percorso in poi, si è anche aperto qualche scorcio panoramico sulla vallata. Eravamo in perfetto orario quindi è stato possibile prendercela con calma e fare qualche sosta per riposarci.

Il trekking si è concluso nuovamente al villaggio Kanen da cui eravamo partiti, dove era possibile rilassarsi alle terme. Siamo andati per curiosità a vedere di cosa si trattasse ma, in generale non siamo patiti di terme, per di più mettersi in ammollo in acqua a più di 30° con la temperatura esterna che sfiorava I 35 non è stato troppo invitante.
Così abbiamo preferito concludere questi 2 giorni e mezzo di cammino in cui abbiamo percorso un totale di 32 km, con un bel pad thai e un tè verde ghiacciato, prima di essere trasferiti in tuk tuk all’albergo.

Cosa abbiamo imparato in questo trekking?

1- Riusciamo a sopportare di dormire per terra solo per una notte ma poi le nostre schiene gridano vendetta.

2- Le felci si possono mangiare e sono anche molto buone!

3- Preferiamo esperienze semplici ma autentiche. I migliori ricordi di questo piccolo viaggio sono state indubbiamente la prima notte trascorse a casa di Na Le, nonostante le difficoltà linguistiche, il barbecue di bambù del secondo giorno, l’ananas più dolce che abbiamo mai mangiato in vita nostra! Nonostante non abbiamo trovato in questa zona nulla di eccezionale dal punto di vista paesaggistico, il fatto di essere lontani dai circuiti turistici e a contatto con le tribù locali ha reso questi tre giorni molto arricchenti e memorabili.

Thailandia autentica: i templi di Chiangrai

Il giorno prima del matrimonio, David e la famiglia di Joy hanno organizzato un tour per i loro ospiti dei templi di Chiangrai.

Abbiamo cominciato con il Baandam Museum , meglio conosciuto come Black House, dove l’architettura tradizionale thailandese incontra il design moderno ed eclettiche opere d’arte dell’artista Thawan Duchanee. Un museo molto atipico e singolare che sicuramente non incontra il gusto di chiunque, a me personalmente non è dispiaciuto, sopratutto passeggiare per il suo ampio giardino dove si trovano sculture e installazioni a dir poco originali.

Seconda tappa il Wat Rong Suea Ten. Questo tempio è stato completato solo di recente (2016), ed è diventato nel giro di brevissimo uno dei templi più popolari di Chiangrai grazie alle sue caratteristiche decorazioni blu che lo hanno reso meglio conosciuto come Blue Temple. Nonostante fosse piuttosto affollato quando l’abbiamo visitato, rimane in effetti il mio preferito tra tutti i templi di Chiangrai visitati quel giorno.

Successivamente ci siamo spostati al Wat Huay Pla Kung, più spesso chiamato (erroneamente) Big Buddha, sebbene la grande statua che troneggia sulla collina non rappresenti di fatto un Buddha ma la Dea cinese della misericordia.

Il tempio è stato costruito su di una collina a 6 km dal centro di Chiangrai e di fatti è possibile intravedere l’enorme statua da qualsiasi angolazioni vi troviate in città

Big Buddha Chiangrai

Quando ci siamo stati nel marzo 2018 stavano ancora completando i lavori della scalinata principale che conduce all’ingresso, quindi abbiamo usato dei piccoli trenini che ci hanno portati dal parcheggio alla base della statua.

Qui è possibile accedere attraverso un ascensore agli ultimi due dei 9 piani di cui è costituita la pagoda, fino ad affacciarsi dal suo “bindi” (terzo occhio).

Pausa pranzo in un ristorante in una bellissima location lungo il fiume Mae Kok, dove però abbiamo dovuto aspettare un tempo infinito per essere serviti terminando così di pranzare alle 15:30! L’ultima tappa del nostro tour è stato il White Temple (Wat Rong Khun), probabilmente il più famoso tra tutte le attrazioni di Chiangrai, come dimostrano i numerosi negozietti di souvenir e cibo che lo circondano.

Anche questo tempio è piuttosto recente, infatti sembra che la sua costruzione sia iniziata alle fine degli anni ’90 e mai completata.

Il bianco candido che domina l’ architettura del tempio sembra in contrasto con alcuni elementi decorativi più “macabri” come le mani che emergono dal suolo vicino al primo ponte.
Quello che più ci ha stupiti è lo scoprire che il White Temple è direttamente su strada e non in una qualche località isolata come spesso siamo soliti immaginari gli edifici di questo tipo.

Se programmate una visita al White Temple tenete presente che l’orario di chiusura sono le 17:30! Noi siamo stati fortunati ad arrivare giusto in tempo per l’ultimo accesso al sito, che tra l’altro a quest’ora si dipinge di rosa col tramonto donando un’atmosfera molto particolare.

Thailandia autentica: matrimonio thailandese

David è il migliore amico di Miles. Si sono conosciuti all’università a Nottingham ormai 15 anni fa. Nato negli States ma originario del Nepal, dove è cresciuto prima di frequentare la boarding school in India e trasferirsi in Inghilterra per l’università.

Dopo due anni di relazione a distanza con Joy (lui in Inghilterra e lei in Thailandia) hanno finalmente deciso di sposarsi, e noi ovviamente non potevamo mancare al loro matrimonio!

Come si svolge un matrimonio tradizionale thailandese?

Innanzitutto dobbiamo precisare che tradizionalmente i matrimoni hanno luogo direttamente nel villaggio della sposa, ma siccome Joy e David avevano molti ospiti, tra cui anche molti internazionali, hanno preferito celebrarlo in un albergo 5 stelle in città, dove tutti noi venuti dall’Europa eravamo ospitati.

La cerimonia si divide in due fasi distinte: il fidanzamento, che solitamente avviene la sera prima del matrimonio, e la celebrazione vera e propria del matrimonio. Per poter chiedere la mano di una ragazza thailandese, lo sposo deve superare alcune “prove” organizzate dai famigliari e amiche della sposa.

Queste possono essere prove di coraggio, di abilità tipo cantare, ballare o persino di forza, come fare flessioni. Ad ogni prova superata lo sposo, accompagnato dai genitori e testimoni, varca delle “porte”, che nel nostro caso erano delle corde di fiori, a rappresentare simbolicamente il passaggio di vari stadi e difficoltà nella vita di coppia.

Essendo Miles uno dei testimoni di David ha indossato l’abito tradizionale da cerimonia che comprendeva una giacca e, come le chiamavo scherzosamente io, e le “braghette” 🙂

thai wedding

Io non volevo essere da meno indossando vestiti occidentali ad un matrimonio thailandese, quindi chiesi a Joy se potevo anche io noleggiare dei vestiti tradizionali. Lei ovviamente è stata carinissima fornendomi tutto l’abbigliamento e accessori come quelli delle sue damigelle 🙂

thai weeding

Abbiamo quindi partecipato attivamente anche alla cerimonia di fidanzamento chiedendo a David di cimentarsi in alcune prove (io nello specifico nel limbo e mi ha odiato parecchio :). Mentre Miles lo accompagnava fianco fianco e aiutava nel portare a termine I vari compiti.

Una volta attraversato le varie “porte” David ha raggiunto Joy portando in dono alla sua famiglia gioielli, soldi, fiori etc.

A seguire, ciascun ospite è salito sul palco e unito simbolicamente in matrimonio la coppia legando un filo di tessuto intorno ai loro polsi esprimendo I nostri migliori auguri di una vita felice insieme. Risultato, al termine di questa celebrazione gli sposi erano legati da più di 100 laccetti colorati, non so come abbiano fatto a sfilare le mani senza tagliarli, come richiesto dalla tradizione per portare fortuna alla coppia.

thai wedding

Una volta conclusa la fase del fidanzamento, lo sposo e la sposa vengono accompagnati in camera dai genitori e un paio di testimoni (Miles sempre di mezzo), dove li aiutano ad adagiarsi nel letto rappresentando simbolicamente l’inizio di una nuova vita insieme (non vogliamo sapere cosa succede poi a porte chiuse 🙂

C’è quindi un momento di pausa in cui gli sposi (e gli ospiti) si cambiano d’abito prima di procedere con la celebrazione del matrimonio vero e proprio.
Gli sposi, con a fianco le loro famiglie, erano seduti su un palco e a turno alcuni famigliari e amici si sono susseguiti in discorsi di buon auspicio, al termine dei quali I pubblici ufficiali li hanno dichiarati finalmente marito e moglie.
Per quanto riguarda il ricevimento tutto molto simile ad un classico matrimonio occidentale, lei con abito bianco, torta nuziale a più piani tagliata con una spada luccicante, grandi tavoli rotondi dove hanno servito cibo thailandese delizioso! Un po’ di musica di sottofondo ma nessuno che ha danzato (io e Miles gli unici ad esserci alzati per una danza di coppia di fronte allo stupore di tutti gli invitati 🙂
Un clima festoso come quello che si può vivere in Europa solo con un mix culturale d’eccezione, a partire dagli sposi e agli invitati che erano giunti da mezzo mondo per celebrare insieme questo bellissimo giorno.

Io ovviamente che ho il cuore tenero, ho pianto a più riprese durante tutto il giorno!

Partecipare a momenti di vita quotidiana è sempre un’occasione unica per vivere da vicino un’altra cultura, figuriamoci poi ad un evento come un matrimonio! Indubbiamente un’esperienza di viaggio e di vita impareggiabile.

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