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Birmania cosa vedere itinerary myanmar

Sono sempre stata affascinata dai paesi orientali e dalla cultura buddhista.
Il mio primo viaggio in Asia fu a Bali, un amore a prima vista, un luogo dove ho sempre desiderato tornare, e dove infatti ho avuto la fortuna di fare ritorno lo scorso anno (scopri di più sulla mia esperienza a Bali).
La Thailandia è un’altra destinazione dove sono stata due volte, con due viaggi molto differenti ma entrambi fuori dai circuiti di massa alla scoperta della Thailandia più autentica, oltre che partecipare ad un matrimonio thailandese! (scopri di più della mia esperienza in Thailandia Autentica).
Quindi quando mio padre un giorno mi disse che stava prenotando un viaggio di gruppo in Birmania con la compagnia Viaggi Avventure nel Mondo per il periodo di Natale, proposi subito a Miles di unirci anche noi.
Si è rivelato uno dei più bei viaggi in assoluto che abbiamo fatto, grazie alla combinazione perfetta delle incredibili bellezze storico-culturali del Paese e un gruppo di viaggiatori d’eccezione.
L’accompagnatrice del gruppo, Roberta, è un’amica che mio padre ha conosciuto durante un viaggio in Australia, così come metà dei partecipanti erano persone che già si conoscevano perché avevano viaggiato precedentemente insieme. Questo ha agevolato la creazione di un gruppo molto affiatato che ha condiviso ogni singola esperienza del viaggio, il che non è sempre scontato, se avete mai partecipato a questo genere di viaggi di gruppo sapete a cosa mi riferisco.

Burma group tour

Diversamente dal solito stile di viaggio di Viaggi Avventure, l’itinerario nel nostro caso era interamente fissato e I pernotti tutti prenotati essendo alta stagione. Inoltre, abbiamo avuto la fortuna di avere una guida locale eccezionale di nome Titti, che ci ha accompagnati per tutta la durata del viaggio rendendolo ancora più interessante e divertente.
L’itinerario comprendeva solo 8 giorni che a noi sono parsi come fossero due settimane visto la quantità incredibile di destinazioni e attività che siamo riusciti a coprire, sfruttando a pieno ogni giornata dall’alba (e anche prima!) fino al tramonto.

Nel 2013 la Birmania aveva da poco aperto le proprie frontiere al turismo dopo quasi quarant’anni di dittatura militare che aveva tenuto il Paese fuori dagli itinerari turistici. In un certo senso quindi la storia politica travagliata della Birmania ha aiutato a preservarne la cultura e il paesaggio, in grado di offrire siti di eccezionale bellezza come la Valle dei Templi di Bagan o il Lago Inle, ma soprattutto, la gente accogliente e genuina. Infatti sappiamo bene che il turismo purtroppo porta con sé non solo lavoro e economia per un Paese, ma spesso anche conseguenze negative.
Quando siamo stati noi c’erano già un sacco di nuovi alberghi in costruzione soprattutto nell’area di Bagan e del Lago Inle, e i prezzi stavano lievitando velocemente.
Siamo stati fortunati a visitare la Birmania prima che venisse travolta dal turismo e speriamo vivamente che sia riuscita a preservare la sua autenticità.

Per quanto riguarda la storia e la sua gente, la Birmania è senza dubbio una delle nostre destinazioni preferite, ad eccezione del cibo, che abbiamo trovato poco interessante rispetto ad altre tradizioni culinarie asiatiche come quella thailandese o indiana di cui andiamo matti! Voglio precisare che non siamo per nulla due persone difficili col cibo quando viaggiamo, anzi ci adattiamo sempre, ma in questo caso abbiamo avuto qualche difficoltà.

myanmar people

Birmania: il Paese dei templi, pagode e stupa

Oltre alla ormai popolare Valle dei Templi di Bagan, la Birmania conta innumerevoli siti storici e archeologici che ospitano migliaia di templi, pagode e stupa. Ce ne sono talmente tanti che potresti passare giornate intere a visitarli tutti.
Dopo una settimana, il nostro gruppo ne aveva già fatto il pieno al punto di rifiutarsi ogni volta che la nostra guida Titti proponeva di visitarne uno nuovo, guadagnandoci così il nome divenuto tormentone “gruppo no piace pagoda”, come ci ha definiti Titti nel suo italiano ottimo e imperfetto 🙂

Qual’è la differenza tra una stupa, un tempio, una pagoda e un monastero
  • Stupa: edifici a forma di cupola che solitamente contengono le reliquie del Buddha, a volte anche libri sacri. E’ vietato l’ingresso ed è possibile visitarli solo camminandoci intorno (esclusivamente in senso orario!)
  • Templi: edifici chiusi (spesso a base quadrata) dove I fedeli si riuniscono per meditare o pregare. Spesso contengono un altare e un’immagine del Buddha.
  • Pagoda: edifici solitamente a più piani o a forma piramidale. Il termine viene spesso utilizzato per descrivere anche le stupa, ma più in generale si riferisce a un complesso di stupa e templi.
  • Monasteri: luoghi di culto e meditazione, centri per l’educazione al Buddhismo dove vivono monaci e monache. Nella cultura buddhista chiunque può passare un periodo più o meno lungo in monastero per apprendere gli insegnamenti del Buddha. Nel passato infatti, soprattutto le famiglie povere, mandavano I propri figli in monastero in modo che potessero ricevere un’istruzione dai monaci.
Alcune regole quando si visitano luoghi sacri come pagode e templi:

E’ sempre raccomandato quando si visita un Paese con una differente religione e tradizioni culturali, tenere a mente alcune semplici norme comportamentali per essere un viaggiatore responsabile e rispettoso.

  • E’ richiesto di togliersi le scarpe, e spesso anche i calzini (senza esclusioni)
  • Sia uomini che donne devono indossare pantaloni lunghi o parei che coprano le gambe e avere le spalle coperte
  • Bisogna sempre camminare in senso orario tenendo il tempio sulla propria destra
  • Essere rispettosi nel scattare fotografie
  • Non toccare mai un monaco
  • Offerte quali cibo, fiori, incensi oppure soldi sono ben accetti

Cosa vedere in Birmania: stupa, templi, monasteri e una partita di calcio con i monaci a Mandalay

Meglio conosciuta come il più grande libro al mondo, è un complesso di stupa e tempietti che contengono 729 lastre di marmo su cui sono incisi gli insegnamenti del Buddha. Si dice che nel 1900 gli insegnamenti furono trascritti su carta richiedendo 38 libri da 400 pagine ciascuno!

Big Book Mandaly
Monastero Shwenandaw

Shwenandaw Monastery è quel che resta del vecchio Palazzo Reale di Mandalay. Il complesso era stato originariamente costruito nella capitale reale di Amarapura, dove venne però poi smantellato e trasferito a Mandaly a metà ‘800.
Costruito interamente in legno di tek con splendidi intarsi e decorazioni d’oro, oggi è l’unica struttura ad aver superato indenne i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Shwenandaw Monastery Mandalay
Traveloff_Burma (50)
Mingun

Con un’ora di battello si raggiunge questa penisola rurale che sembra essere sospesa nel tempo. Qui abbiamo visitato la grande campana di 90 tonnellate e la pagoda costruita con 1 milione di mattoni rossi.

Mingun
Mingun
Pranzo dei monaci al monastero Mahagandayon

Situato a Amarapura, l’antica capitale prima di Mandalay, questo complesso monastico ospita oggi più di 1000 monaci, in particolare novizi.
Il monastero è conosciuto per le rigide regole monastiche e siccome i monaci non possono maneggiare denaro, ogni giorno centinaia di volontari si recano qui per servirgli il pranzo.
Questa routine quotidiana ha attratto nel tempo decide e decine di turisti incuriositi dal vedere i monaci aspettare pazientemente in coda con la loro ciotola in mano. Oggi il pranzo dei monaci è diventata una vera e propria attrazione per turisti, che si accalcano a centinaia per fare le foto ai monaci che avanzano abbassando lo sguardo. Onestamente uno spettacolo triste ai limiti dell’imbarazzante nel vedere una tale dimostrazione di turismo poco rispettoso nei confronti di un momento di vita religiosa e cultura locale.

Monk lunch Burma

Per questa ragione abbiamo subito evitato la strada principale per addentrarci nelle viette retrostanti dove si può ancora scorgere le attività della vita quotidiana dei monaci.

Mahagandayon Monastery
Mahagandayon Monastery
U-Bein Bridge

Sempre a Amanapura si trova anche un altro sito interessante che è il U-Bein Bridge, il ponte in tek più lungo al mondo (1,2 km)! Un posto davvero fantastico da visitare, soprattutto al tramonto.

U-bein bridge Amanapura
Scuola monastica Aung Myae 00

Un giorno mentre eravamo in viaggio su dei tuk tuk vicino a Mandalay, siamo passati di fronte ad una scuola e nel cortile abbiamo visto piccoli monaci giocare al pallone. Ovviamente gli uomini del nostro gruppo hanno fatto arrestare immediatamente il tuk tuk e nel giro di pochi minuti era già in atto una partita di calcio Italia-monaci birmani 🙂 Anche questa è la bellezza del viaggio, le esperienze improvvisate, i sorrisi dei bambini, la spontaneità e il condividere pur non parlando la stessa lingua.

Playing football with the monks

Cosa vedere in Birmania: la Valle dei Templi a Bagan

Bagan è il più grande complesso buddhista al mondo, con un’area di 42 km quadrati punteggiati da più di 2200 templi, pagode e stupa datate X-XIV secolo, e recentemente riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.
Siamo giunti qui dopo ben 13 ore di treno notturno da Mandalay (notare che distano solo 200 km, questo per farvi capire quanto i mezzi di trasporto in Asia siano un’avventura già di per sé). Il servizio ferroviario birmano è stato ben peggiore di quelli da noi già testati in India e Thailandia, con un’ andatura dondolante che neppure sulle montagne russe e delle poltroncine reclinabili anziché delle vere e proprie brandine.
Ad aggravare ulteriormente la situazione, appena saliti ci siamo accorti che I sedili erano bagnati, forse qualcuno aveva lasciato aperto I finestrini durante la giornata di pioggia precedente.
Dopo un primo momento di sconforto al pensiero di passare la notte col sedere umido, Miles ha preso la situazione in mano e da buon ingegnere ha smontato uno ad uno I sedili bagnati sostituendoli con quelli del vagone accanto, sotto gli occhi increduli di un monaco che viaggiava nel nostro scompartimento.
Ma le sorprese non finiscono qui!
Dopo una nottata turbolenta, arriviamo a Bagan alle 4:30 del mattino per scoprire che la nostra coordinatrice Roberta non aveva prenotato nessun transfer dalla stazione all’albergo e la stazione era totalmente deserta.
Zaino in spalla usciamo dalla stazione e svegliamo un ragazzo che stava appisolato nel suo tuk tuk. Dopo qualche rimostranza lo convinciamo a caricarci tutti e 17, inclusa la nostra guida Titti e i bagagli.
Avevamo visto numerosi tuk tuk nei giorni precedenti trasportare decine di persone e carichi di ogni genere quindi pensavamo fosse tutto nella norma, tuttavia trovare il giusto incastro non è stato così semplice come credevamo.

tuk tuk Burma
overnight train Burma

Soddisfatti di essere riusciti a starci tutti, ad un certo punto sentiamo un rumore poco rassicurante e vediamo un pezzo del tuk tuk staccarsi e rotolare per strada. Eravamo nel mezzo del nulla ed era ancora buio.
Niente da fare, dovevamo scendere tutti e aspettare lì che arrivassero i rinforzi.
Ne abbiamo approfittato per sederci sugli scalini di una stupa e aspettare che l’alba rischiarasse la valle, avvistando anche le prime mongolfiere prendere il volo per i tour panoramici mattutini.
Giunti finalmente a destinazione, era ancora troppo pesto per fare il check-in così abbiamo sfruttato l’occasione per fare una bella colazione in un piccolo baretto su strada di fronte all’albergo che sarebbe diventato il nostro punto di riferimento durante tutta la nostra permanenza a Bagan.
Abbiamo passato qui 3 giorni, di cui uno trascorso a visitare l’area archeologica in bicicletta visitando svariati templi e pagode.

valley of the temple bagan
cycling in Bagan

Quelli che mi hanno colpito di più sono:
Ananda Temple: uno dei quattro templi principali di Bagan, al cui interno si trova una statua del Buddha in piedi alta ben 9 metri, oltre ad altri artefatti e dipinti;
Gubyaukgyi Temple: tempio stile grotta con antichi dipinti rupestri al suo interno e stucchi in stile indiano sulle pareti esterne;
Dhammayangyi Temple : il più impressionante della zona con la sua forma piramidale;
Shwesandaw Pagoda : le cinque terrazze sono state da sempre luogo prediletto per ammirare il tramonto, tuttavia dopo il terremoto che ha colpito la valle nel 2016, è attualmente chiusa per lavori di ristrutturazione (siamo a maggio 2019).

Durante il nostro soggiorno a Bagan abbiamo fatto anche una gita fuori porta al Monte Popa, un ex vulcano non più attivo situato a circa 55 km.
Il nome letteralmente significa “montagna dei fiori” perché il terreno circostante è particolarmente fertile grazie alle ceneri vulcaniche.
Si dice che il tempio Daung Kalat che si trova su una collina a 737m slm ospiti 37 nat (spiriti). Per accedere al tempio si devono salire ben 777 scalini, rigorosamente a piedi nudi (le scarpe devono essere riposte all’ingresso che si trova alla base della collina).
Nulla di strano per chi è abituato ai templi asiatici, se non fosse che questo è abitato da decine di scimmie quindi devi fare attenzione a dove metti i piedi per non pestarne gli escrementi!

Il Monte Popa è senza dubbio un sito molto importante per I fedeli birmani ma sinceramente a noi non ha entusiasmato, soprattutto considerando il viaggio richiesto per raggiungerlo e la ripida scalinata.

Mount Popa
nat Mount Popa

Se non altro il viaggio è stato reso meno pesante dalle risate che ci siamo fatti col gruppo mentre ci cimentavamo nelle posizioni più assurde per migliorare le nostre tecniche di sistemazione all’interno del tuk tuk che, come si può notare dalla foto, sono decisamente migliorate dal primo giorno.

tuk tuk Burma

Sulla via del ritorno abbiamo anche avuto una dolce tappa ad un laboratorio che produceva caramelle mou e una sorta di grappa ricavata dal succo delle foglie di palma. Quel genere di cose che sembrano eccezionali se assaggiate sul posto e poi quando le porti a casa non riesci più a mangiarle 🙂

candy farm

Kakku: una chicca da vedere della Birmania meno conosciuta

Kakku è una piccola località fuori dai principali circuiti turistici della Birmania e scarsamente promossa in guide e siti turistici.
Situata a breve distanza in linea d’area dal Lago Inle, abbiamo impiegato ben 4 ore e mezzo andata/ritorno a causa della strada in pessime condizioni e piena di tornanti che attraversano distese infinite di piantagioni di aglio.
Quando siamo stati noi eravamo gli unici turistici in zona, che è forse il motivo per cui ci è piaciuta così tanto.
Per accedere al sito di Kakku è richiesto necessariamente di essere accompagnati da una guida autorizzata della tribù locale Pa-O.
La nostra guida era un giovane studente di nome Tun Tun (la cui pronuncia fa pensare al GPS Tom Tom, il che ci faceva un sacco ridere).
Vestito con gli abiti tradizionali, ovvero giacca e pantaloni blu scuro e una specie di turbante colorato che simboleggia per gli uomini l’alchimista. Le donne invece solitamente portano una borsa che rappresenta un dragone.

Kakku tribe

Le tribù locali hanno inoltre una bandiera differente da quella Birmana, in cui il colore giallo è sostituito dal blu e rappresenta: verde l’agricoltura, rosso il coraggio, blu la purificazione. Kakku è un complesso di 2478 stupa situati in una foresta di baniano.

L’atmosfera qui è talmente tranquilla da sembrare un luogo quasi incantato.
Se chiudo gli occhi ancora mi sembra di sentire il rumore dei campanelli situati sulle punte delle stupa muoversi al vento.

Kakku
kakku

Cosa vedere in Birmania: la Pagoda Shwedagon a Yangoon e la simbologia dei compleanni

Il nostro tour della Birmania si è concluso a Yangoon (chiamata Rangon dagli inglesi). Dopo una settimana immersi nella parte più rurale del Paese e fuori dai circuiti di massa, rientrare in città è stato quasi uno choc.
L’attrazione principale di Yangon è senza dubbi la Shwedagon Pagoda, un complesso di stupa situato in cima ad una collina.
Si dice che la pagoda principale sia stata costruita 2500 anni fa, rendendola la più antica al mondo.
Inoltre, sembra contenga 8 capelli del quarto Buddha e altre reliquie.
La pagoda principale è alta ben 90metri ed è completamente ricoperta in oro, impreziosita da più di 7000 diamanti e pietre preziose, e coronata da un grosso smeraldo che riflette la luce del sole al tramonto.
La base ottagonale presenta 8 altari associati ognuno ad un pianeta e giorno della settimana (che secondo la cosmologia buddhista sono appunto 8).

Shwedagon Pagoda Yangoon

Ma cosa c’entrano i giorni della settimana?
Dovete sapere che i birmani credono che ognuno di noi è associato ad un diverso pianeta e animale, uno specie di totem protettore, a seconda del giorno in cui siamo nati.
Il mio per esempio, essendo nata di venerdì, era la talpa e il pianeta venere, mentre Miles, nato di domenica, era associato al sole e a Garuda, una sorta di uccello mitico (su questo si sono sprecate battute nel gruppo 🙂
Quando si visita la pagoda si deve portare rispetto offrendo fiori e versando acqua sulle piccole statue del Buddha localizzate in corrispondenza del proprio pianeta/animale nella speranza di attirare a sé la fortuna.

Shwedagon Pagoda Yangoon

Cultura e rituali buddhisti: il lavaggio del Buddha, i canti dei monaci, la golden rock

La Birmania è un paese a maggioranza buddhista, come è facilmente intuibile dalla presenza di migliaia di templi e pagode, ma anche dall’accoglienza della gente. Sono affascinata da sempre dalla cultura buddhista e alcuni dei miei più bei ricordi di viaggio sono proprio legati ad essa.
Quando si viaggia si ha l’opportunità unica di imparare qualcosa di nuovo non solo della destinazione visitata ma anche di noi stessi, per questo mi piace immergermi nella cultura locale e scoprire le tradizioni.

In Birmania abbiamo vissuto delle esperienze eccezionali ed emozionanti come la cerimonia del lavaggio del Buddha a Mandalay, assistere alle preghiere mattutine degli studenti monaci In un monastero al Lago Inle fino al visitare la Golden Rock durante il giorno dell’Indipendenza!

Lavaggio del Buddha a Mandalay
washing of the Buddha ceremony Mandalay

Durante tutto il viaggio in Birmania, l’intero gruppo si era sintonizzato su una modalità “dall’alba al tramonto”, inaugurando il secondo giorno con una sveglia alle 4 per partecipare alla cerimonia del lavaggio del Buddha che si tiene alla Mahamuni Pagoda di Mandalay, uno dei principali siti di pellegrinaggio del Paese.
Quando la prima sera, la nostra coordinatrice Roberta ci ha proposta questa visita dal nome alquanto insolito, dopo un primo momento di derisione ci siamo subito tutti appassionati e abbiamo voluto partecipare la mattina seguente.
Sveglia ore 4, ci rechiamo in strada nel buio pesto e dopo un breve tragitto in tuk tuk arriviamo alla Mahamuni Pagoda animata già da decine di fedeli.
La folla era numerosa ma eravamo gli unici occidentali quindi ci siamo sentiti un po’ dei privilegiati nel poter vivere un’esperienza così particolare a contatto con I locali. Ci siamo guardati intorno e abbiamo seguito quel che la maggior parte delle persone faceva.
Seduti sul pavimento circondati dai locals che portavano con orgoglio piatti stracolmi di offerte come cibo, fiori e incensi. Accanto a me c’era una vecchia signora concentrata nelle sue preghiere che ogni tanto incrociava il mio sguardo sorridendo e facendomi così capire che la nostra presenza non era per loro un’intrusione.

La cerimonia consiste letteralmente nel lavaggio del viso della grande statua del Buddha (quasi 4 metri di altezza).
Devoti e monaci gli lavano il viso con una grande spugna insaponata prima di procedere al lavaggio dei denti con tanto di maxi spazzolino.
Lo so, detta così può sembrare bizzarra come cerimonia, ma giuro che star seduta lì stretta in mezzo a tutti questi fedeli, ho sentito davvero una forte carica spirituale.

washing of the Buddha ceremony Mandalay
offerings Mandalay
Colazione con i monaci
monastery Burma

Durante la nostra tappa al lago Inle abbiamo tenuto fede alla tabella di marcia dall’alba al tramonto, così abbiamo deciso di visitare anche un monastero fuori programma per assistere al canto mattutino dei monaci.
Non essendo un posto turistico era difficile trovare delle informazioni quindi, per non sbagliare, ci siamo alzati di nuovo all’alba e recati davanti ai cancelli del monastero ma alle 4:30 era ancora chiuso e le luci spente.
Trovandosi lì al buio a quell’ora abbiamo iniziato a far scommesse e cercare di capire il da farsi per poter entrare. Ad un certo punto abbiamo intravisto qualche monaco che raggiungeva il cortile prima di radunarsi in una grande sala.
Chiedemmo a colui che ci indicarono come il “capo” se era possibile assistere alle preghiere e lui molto gentilmente ci ha fatto preparare una serie di cuscini a fondo sala sui cui adagiarci.
Nel giro di mezz’ora il monastero si era in gran parte risvegliato.

Stettimo lì seduti in silenzio ad ascoltare i canti echeggiare nella stanza creando un’atmosfera molto spirituale e toccante, almeno per me che ho una predisposizione per questo genere di esperienze.

Il monastero oggi conta circa 120 monaci, principalmente novizi dai 9-11 anni e 7 insegnanti.
La routine quotidiana include le preghiere mattutine dalle 5 alle 6, ora in cui si siedono tutti per la colazione prima di un’altra ora di preghiere. In seguito, ha luogo una piccola processione, dopo la quale I monaci si ritirano nelle proprie stanze per studiare e fare le pulizie. Il pranzo si svolge alle 11 e il pomeriggio si prosegue con studio e preghiere fino alle 10 di sera!

I monaci hanno una vita molto semplice che si basa su 227 regole di base. Prerogativa è quella di abbandonare ogni possedimento materiale eccetto 8 oggetti che gli è permesso di avere con sé: una ciotola per il riso, un coltello, un paio di scapre, un ombrello, un kit per il cucito, una cintura, un ventaglio e, ovviamente, un saio che tradizionalmente in Birmania è di colore bordeau, perciò quando si vedono vestiti di arancione significa che gli abiti sono stati donati dallo Sri Lanka.

Golden Rock: l’ora d’oro

La Pagoda Kyaiktiyo, meglio conosciuta internazionalmente come “Golden Rock” (roccia dorata) è di fatti un grosso masso ricoperto di foglie d’oro adagiato quasi in bilico sulla cresta di una collina.
Si dice stia in equilibrio su un capello del Buddha, spiegando la straordinaria posizione in cui si trova.
Questo sito situato sul Monte Kyaiktiyo a 200 km da Rangon, è il secondo per importanza in Birmania.
Per giungere alla sua sommità potete percorrere un sentiero in salita per 16 km oppure più comodamente prendere un vecchio camion convertito in bus. Il trasferimento in bus però non è così semplice come sembra, per nostra esperienza potresti ritrovarti a sgomitare per garantirti un posto a sedere su quelle scomode panchette di legno, ma questo forse è stato aggravato dal fatto che siamo capitati senza saperlo il giorno prima della celebrazione della Festa dell’Indipendenza 🙂

Nell’ultimo secolo i fedeli hanno iniziato ad applicare le foglie di oro su templi e pagode sparse in giro per il Paese per mostrare il proprio rispetto a Buddha.
Dovete sapere che quando si applica una foglia d’oro esistono delle piccole regole. Per esempio se avete bisogno di chiedere al Buddha aiuto per trovare un lavoro la foglia va applicata sulla mano destra, tra gli occhi se si è in cerca di saggezza oppure sul petto per invocare pace e buona salute.
Solo gli uomini hanno accesso alla roccia per questo si è avvicinato solo Miles, mentre io dal basso osservavo meravigliata questo incredibile scintillio di foglie d’oro che volavano nell’aria brillando con le luci del tramonto, un’immagine magica che non dimenticherò mai.

sunset at Golden Rock

La Golden Rock è un’attrazione relativamente fuori dai circuiti turistici della Birmania in quanto tanti visitatori decidono di evitarla per recarsi anzi alla valle dei templi di Bagan o al Lago Inle.
Quando siamo stati noi era stra-affollata da migliaia di pellegrini che si erano recati qui per celebrare il giorno dell’indipendenza birmana. Tutti gli affittacamere erano pieni e con prezzi maggiorati. La piazza principale era un tappeto di persone accalcate una accanto all’altra a mangiare, cucinare, pregare e dormire per terra.
Alla fine, tolta la lotta per assicurarsi un posto sul camion e la lunga, lunghissima coda in cui siamo stati bloccati per quasi 2 ore il giorno seguente per rientrare, siamo stati soddisfatti di questo luogo che credo di aver vissuto all’apice del suo splendore e atmosfera mistica.

Lago Inle: pescatori equilibristi, orti galleggianti e tribù delle donne giraffa

fishermen lake inle

Se dovessi scegliere un luogo imperdibile da vedere in Birmania, direi il Lago Inle per due ragioni:
1- La sua atmosfera sospesa nel tempo e autentica (almeno così era quando lo abbiamo visitato noi, spero vivamente lo sia ancora)
2- Ho vissuto esperienze semplici ma molto emozionanti

Questo sereno lago situato nello Stato di Shan copre un’area che si estende per circa 20 km di lunghezza e 10 di larghezza, con una profondità che varia dai 2 metri nel periodo di secca ai 6 metri durante la stagione delle piogge.
Il lago è caratterizzato dagli orti galleggianti, palafitte, mercati galleggianti e i caratteristici pescatori su una gamba sola.

Gli orti galleggianti vengono imbastiti con delle canne di bambù che fissano l’erba che cresce spontanea dove vengono seminate varie verdure e poi fertilizzate con le alghe.

Abbiamo trascorso due giorni in quest’area, il primo alla scoperta del Lago con precedente già citata colazione coi monaci, la seconda alla volta di Kakku, una perla ancora relativamente poco conosciuta (vedi paragrafi sopra).

stilt house Lake Inle

Viaggiare in barca all’alba sul Lago Inle ammirando il risveglio della natura e della vita dei villaggi che si affacciano sul lago, è stata una delle più belle esperienze di viaggio che abbia mai vissuto.

lake inle

Durante il giorno ci siamo fermati per visitare vari laboratori tra cui quello di produzione dell’argento, di sigari, di seta prodotta dalle piante di loto.

Floating market Lake Inle
loto silk factory

Abbiamo incontrato le donne dell’etnia Badaung (meglio conosciute come “donne giraffa”) che sono infatti originarie della Birmania, sebbene si vedano spesso anche nel Nord della Thailandia dove sono emigrate per lavorare col turismo.

Le bambine iniziano a indossare i collari pesanti già 2 kg all’età di appena 8 anni e ogni 4 anni aggiungono livelli.
Il collare potrebbe tecnicamente essere tolto, tuttavia è sconsigliato perché col tempo i muscoli del collo si indeboliscono a tal punto da rischiare di non essere più in grado di sostenere la testa. Queste donne sono quindi condannate a vivere sempre con questi lunghi collari.
La motivazione reale per cui questa tradizione esista non è chiara, alcuni dicono fossero utilizzati per difendere il collo da morsi delle tigri, altri fanno riferimento ad una leggenda secondo cui queste donne siano discendenti dei serpenti, altri ancora ne danno una mera motivazione di estetica. Qualunque sia la ragione, io ogni volta che le vedo mi trasmettono un senso di tristezza che non so spiegare.

long neck women Burma

Addentrandosi un po’ più in profondità tra le sponde del Lago Inle si giunge alla Shwe Indein pagoda, un complesso di 1600 stupa risalenti dal ottavo secolo in poi, molte delle quali purtroppo in rovina, che offrono però un paesaggio suggestivo d’altri tempi.

Shwe Indein pagoda

Durante questa giornata straordinaria non ci siamo solo emozionati di fronte ai caldi colori dell’alba e del tramonto riflessi sulle acque del lago, ma abbiamo anche mangiato un’insalata di formiche (leggi di più in questo articolo sui 5 cibi strani dal mondo), ammirato pescatori equilibristi remare con l’utilizzo di una sola gamba, incontrato ragazze madri dai sorrisi dolcissimi e giocato coi loro bambini, disegnando coi colori che gli abbiamo regalato cantando insieme la versione birmana di Fra Martino campanaro 🙂

lake Inle tribe
Traveloff_Burma (88)

Con simili ricordi non è difficile capire perché il Lago Inle è non solo uno dei miei posti preferiti in Birmania, ma anche di tutta l’Asia.

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